“Per il celiaco il cibo non è solo una scelta di consumo, ma è la terapia. Tuttavia, il celiaco troppo spesso sceglie prodotti ultraprocessati perché spinto da politiche industriali e commerciali poco lungimiranti e in questo modo, come dimostra la ricerca del Gemelli e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, danneggia il proprio microbiota e mette a repentaglio la propria salute”. È l’allarme che lancia Michele Mendola, fondatore della community CeliachiaFacile e Responsabile Nazionale Comunicazione AINC ETS, commentando lo studio condotto dai ricercatori della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – pubblicato su Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology e rilanciato da diverse testate nazionali — che evidenzia come i cibi ultraprocessati e gli additivi industriali alterino il microbiota intestinale e anticipino, in alcuni casi addirittura di decenni, l’insorgere di patologie come diabete, infarti e tumori.
Come qualunque altro consumatore, i celiaci si rivolgono alla grande distribuzione, attratti magari da promozioni speciali e prezzi più convenienti. “Occorre sottolineare – spiega Mendola, – che i celiaci sono solo lo 0,47% della popolazione, e che la GDO può offrire uno spazio limitato a una categoria così ristretta di consumatori. Di conseguenza, la scelta di prodotti gluten free in un supermercato è piuttosto ridotta, solitamente si riduce ai generi di più ampio consumo come la pasta e, appunto, ai cibi ultraprocessati”.
Questo meccanismo, però, assume una piega paradossale se si considera che i celiaci ricevono mensilmente un buono erogato dal Servizio Sanitario Nazionale che serve a coprire la differenza di prezzo tra i cibi gluten-free e quelli normali. “Se il celiaco viene spinto ad acquistare una gamma ristretta di prodotti, la maggior parte dei quali sono cibi ultraprocessati, sarà sì in grado di tenere sotto controllo l’intolleranza al glutine, ma rischierà di sviluppare una serie di altre malattie croniche – sottolinea l’esperto. – Quegli alimenti però saranno stati erogati, almeno in parte, dal Servizio Sanitario Nazionale, perché sono appunto l’unica terapia per l’intolleranza”.
“Per i celiaci vale, ancor più che per chiunque altro, il consiglio di seguire una dieta varia e di mangiare cibi di qualità – conclude Mendola. – La ricerca del Gemelli IRCCS e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore serve anche a ribadire che è fondamentale lavorare sulla consapevolezza dei consumatori. Ma servono anche delle politiche per favorire quegli esercizi che sono in grado di offrire un assortimento più ampio di cibi di qualità”.
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