Per quasi sei anni la mia vita aveva avuto una forma precisa.
Avevo una web radio all’interno di un grande centro commerciale, in un box di vetro. Successivamente, accanto alla radio, avevo aperto anche un grande negozio.
Avevo costruito il mio mondo e, per anni, avevo creduto che sarebbe rimasto lì.
L’affitto aumentò fino a diventare insostenibile e fui costretto a chiudere l’attività.
Non persi soltanto un negozio. Persi quello che avevo costruito in quasi sei anni.
Nel 2018 tornai a Caltanissetta, la mia città, con le tasche vuote e dei debiti da pagare.
La mancanza di denaro era diventata quasi un dolore fisico. Anche una spesa apparentemente piccola poteva trasformarsi in una montagna.
La ripartenza
Eppure, proprio nel momento in cui avrei potuto spezzarmi, arrivò la ragione per ricominciare.
Mia nipotina aveva da poco ricevuto una diagnosi di celiachia.
Cominciai a vedere il mondo senza glutine con occhi diversi. Nei discount si trovavano pochi prodotti e spesso di qualità modesta.
Chi vive con la celiachia non ha bisogno soltanto di comprare qualcosa da mangiare: ha bisogno di scelta, qualità, informazioni e soprattutto di sentirsi compreso.
Celiachia Facile.
Era un negozio di appena venti metri quadrati.
All’inizio tutto veniva finanziato dalla pensione di mia madre. L’affitto era di circa 250 euro al mese e, in quel periodo della mia vita, anche quella cifra mi sembrava enorme.
Qualche volta non riuscivo nemmeno a pagarlo puntualmente.
Ripensandoci oggi, probabilmente erano loro che stavano aiutando me.
I primi clienti mi incoraggiavano, mi sostenevano e tornavano. Forse, qualche volta, anche per quella che oggi scherzosamente definisco “carità cristiana”.
Poi arrivò uno dei primi segnali che mi fece capire che forse quella strada non era così folle.
Una voce comincia a farsi sentire
Pubblicai l’ebook Celiachia Facile.
In pochissimo tempo diventò bestseller.
Cominciai anche a utilizzare i social per spiegare i falsi miti sulla celiachia.
Giravo reel informativi e TikTok divertenti direttamente fra gli scaffali del piccolo negozio.
Le persone cominciarono a seguirmi.
Non stavano seguendo soltanto un negozio.
Seguivano una voce.
Anno dopo anno Celiachia Facile crebbe, fino a diventare un punto di riferimento sul territorio.
Poi arrivarono riconoscimenti che, quando faticavo persino a pagare quei 250 euro di affitto, non avrei probabilmente neanche osato immaginare.
I riconoscimenti
Sono diventato referente per la Regione Sicilia di AINC , l’associazione dei negozi specializzati, e successivamente portavoce nazionale.
Sono entrato in Assessorato.
Sono arrivato in Senato.
Durante alcuni festival di settore mi sono reso conto che il nome Celiachia Facile era ormai riconosciuto.
Ma il drago non scompare
Nei viaggi veri il drago non scompare definitivamente.
Oggi sto affrontando forse una delle prove più difficili.
Alcuni punti vendita della grande distribuzione vicini al mio negozio hanno iniziato ad accettare i buoni celiachia ASP.
Significa competere con aziende che fatturano cifre enormi e possono permettersi politiche di sottocosto che un piccolo negozio specializzato non può sostenere.
Potrei guardare quella battaglia soltanto dal punto di vista del prezzo.
Perché un negozio specializzato non è soltanto uno scaffale.
È ricerca della qualità.
È conoscenza dei prodotti.
È ascolto.
È qualcuno che comprende davvero cosa significa convivere ogni giorno con la celiachia.
La radio torna nella mia vita
Nel frattempo è successa un’altra cosa.
La radio è tornata nella mia vita.
Ho acquistato il nome a dominio RadioCL1.it dalla precedente società prima della cessazione della sua attività.
Ho registrato il marchio Radio CL1 e costruito un nuovo progetto editoriale: una testata giornalistica dedicata alla cronaca locale e una web radio.
Il passo successivo è portare Radio CL1 anche in DAB+ nelle province di Caltanissetta e Agrigento.
Ed è qui che, guardandomi indietro, vedo qualcosa che forse mentre lo vivevo non potevo vedere.
Avevo una radio e un negozio.
Li ho persi.
Sono tornato nella mia città.
Non so ancora quale sia la missione finale di questa storia.
Forse devo ancora scoprirla.
a volte il successo non consiste nel non cadere.
Consiste nel riuscire a ricostruire.
Quando nel 2018 tornai a Caltanissetta, avrei potuto interpretare quel ritorno come una sconfitta.
Oggi lo vedo come l’inizio.
Perché quel piccolo negozio di venti metri quadrati, finanziato con la pensione di mia madre, non era la versione ridotta della vita che avevo perso.
E se oggi potessi incontrare quell’uomo con le tasche vuote, pieno di debiti e senza sapere cosa sarebbe successo dopo, non gli farei un grande discorso motivazionale.
Non gli direi che sarebbe stato facile.
Non gli prometterei nemmeno che tutto sarebbe andato bene.
Grazie.
Grazie per non esserti fermato.
Grazie per aver messo il primo mattone quando ancora non riuscivi a vedere l’edificio.
Grazie per aver ricominciato.
