Il dibattito politico a Caltanissetta si infiamma attorno alle vicende del Parco Dubini e del CEFPAS.
Con una lunga nota pubblica, il movimento Area Civica Caltanissetta interviene duramente contro l’amministrazione guidata dal sindaco Walter Tesauro, accusandola di incoerenza politica e di rincorrere le mobilitazioni cittadine solo dopo le proteste.
Nel documento, Area Civica esprime sostegno alla mobilitazione nata attorno al Parco Dubini, definita “una straordinaria prova di cittadinanza attiva” capace di coinvolgere associazioni, famiglie, studenti e realtà del terzo settore. Secondo il movimento, il parco rappresenta un bene comune fondamentale per socialità, ambiente e inclusione.
L’affondo politico riguarda però soprattutto il cambio di posizione attribuito all’amministrazione comunale. Area Civica ricorda infatti che, nelle settimane precedenti, il Comune avrebbe escluso la possibilità di assumere la gestione del Parco Dubini, sostenendo l’assenza di competenze e risorse economiche adeguate. Una linea che, secondo il movimento, sarebbe cambiata dopo la crescente pressione dell’opinione pubblica.
“Oggi il Comune dichiara disponibilità a collaborare e a fare la propria parte – si legge nella nota – ma nel frattempo non sono cambiate né le risorse né le competenze. È cambiato il clima politico”.
Il movimento chiede ora l’avvio di un tavolo operativo tra Comune, Asp, comitati cittadini e associazioni, con un cronoprogramma pubblico e responsabilità definite per il futuro del parco.
Nella stessa nota, Area Civica collega la vicenda Dubini alle polemiche emerse attorno al CEFPAS, chiedendo chiarezza sugli incarichi conferiti recentemente all’interno dell’ente. Secondo il movimento, le notizie emerse imporrebbero “trasparenza immediata” nella gestione delle istituzioni pubbliche.
Il comunicato contiene inoltre dure critiche verso quella che viene definita “vecchia politica clientelare”, accusata di trasformare gli enti pubblici in luoghi di appartenenza politica più che di merito.
Per Area Civica, le due vicende rappresentano “due modelli opposti di città”: da una parte la partecipazione civica e la difesa dei beni comuni, dall’altra una gestione politica percepita come opaca e legata alle logiche delle clientele.
“La città – conclude il movimento – deve scegliere da che parte stare: dalla parte di chi chiede diritti e trasparenza oppure dalla parte della distribuzione dei favori”.
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