Randagismo, a Caltanissetta emergenza senza fine: oltre 900 mila euro l’anno tra ritardi e promesse incompiute

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Randagismo, a Caltanissetta emergenza senza fine: oltre 900 mila euro l’anno tra ritardi e promesse incompiute

Randagismo, a Caltanissetta emergenza senza fine: oltre 900 mila euro l’anno tra ritardi e promesse incompiute

Mentre in diverse città siciliane si moltiplicano iniziative concrete contro il randagismo, a Caltanissetta il problema continua a pesare sulle casse comunali e sulla qualità della gestione del territorio.

Tra annunci istituzionali, protocolli d’intesa e strutture mai realmente entrate in funzione, il fenomeno resta infatti irrisolto, con un costo che ha ormai superato i 900 mila euro l’anno. Una cifra considerevole che il Comune sostiene per il mantenimento e la custodia dei cani randagi nelle strutture convenzionate, con una spesa mensile che supera spesso i 75 mila euro. Un sistema che, secondo numerose critiche politiche e associative, continua a intervenire solo in emergenza senza affrontare il nodo principale: la prevenzione.

Il tema torna al centro del dibattito cittadino anche alla luce delle iniziative avviate in altri comuni siciliani. Ad Agrigento, ad esempio, l’amministrazione ha promosso campagne straordinarie di microchippatura gratuita, programmi di sterilizzazione e collaborazioni con associazioni animaliste per incentivare le adozioni e ridurre progressivamente il numero dei cani ospitati nei rifugi.

Anche a Mussomeli il contrasto al randagismo è stato affrontato attraverso strumenti innovativi. L’amministrazione comunale ha infatti lanciato una piattaforma online dedicata alla promozione delle adozioni dei cani ospitati nei canili convenzionati, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini e ridurre i costi sostenuti dal Comune.

A Caltanissetta, invece, il percorso appare ancora fermo agli annunci. Lo scorso gennaio il Comune e l’Asp avevano siglato un Protocollo d’Intesa quinquennale finalizzato alla prevenzione del randagismo, alla riduzione del numero di animali nei rifugi e alla promozione delle sterilizzazioni. Tra i punti principali dell’accordo figuravano l’attivazione di un ambulatorio veterinario pubblico in contrada Firrio, campagne informative rivolte ai cittadini e il coinvolgimento delle associazioni di volontariato.

L’allora assessore al Benessere animale, Matilde Falcone, aveva parlato di una “grande conquista” per la città, annunciando anche un servizio di primo soccorso veterinario attivo 24 ore su 24 per gli animali feriti o in difficoltà. Sulla stessa linea anche gli assessori Guido Delpopolo e Calogero Adornetto, che avevano evidenziato l’importanza strategica della struttura di contrada Firrio per contenere il fenomeno e ottimizzare le risorse economiche dell’ente.

A distanza di mesi, però, secondo le opposizioni e diversi osservatori, molti degli interventi annunciati non sarebbero ancora operativi.

Tra le voci più critiche c’è quella del consigliere comunale Armando Turturici, che ha denunciato ritardi burocratici nella gestione delle pratiche di recupero e adozione dei cani, oltre alla mancata apertura dell’ambulatorio veterinario pubblico. Turturici ha inoltre proposto un censimento dei cani di proprietà e l’introduzione di voucher comunali per sostenere economicamente le sterilizzazioni dei privati, sottolineando come senza prevenzione il numero dei randagi sia destinato ad aumentare.

Nel frattempo il conto continua a crescere. E per molti cittadini quei 900 mila euro rappresentano risorse sottratte ad altri servizi essenziali della città, in un momento in cui le difficoltà economiche degli enti locali impongono scelte sempre più mirate.

Il nodo, secondo numerosi osservatori, è proprio questo: continuare a trattare il randagismo come una spesa assistenziale permanente, anziché come un problema strutturale da risolvere attraverso prevenzione, sterilizzazioni, controlli e sensibilizzazione.

In una Sicilia che prova a cambiare approccio puntando su campagne territoriali e gestione integrata, Caltanissetta rischia così di restare indietro, stretta tra emergenza cronica, costi elevati e interventi ancora incompleti.

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