Hanno tagliato il traguardo finale a Catania nella serata di lunedì 18 maggio, dopo cinque giorni di pedalate, salite e percorsi sterrati attraverso il cuore della Sicilia.
I nisseni Marco Matta, agente della Polizia locale, e Calogero Cannavò, funzionario dell’Agenzia europea dei medicinali residente ad Amsterdam, insieme al romano Fabrizio Boccacci, hanno completato la Sicily Divide nella sua versione più impegnativa. Un’avventura lunga circa 500 chilometri e con oltre 9 mila metri di dislivello positivo, affrontata in modalità bikepacking lungo alcuni dei paesaggi più suggestivi dell’entroterra siciliano.
Partiti da Palermo giovedì 14 maggio, i tre ciclisti hanno attraversato Monreale, Gibellina, il Cretto di Burri, Poggioreale, Sambuca di Sicilia, Bivona, Cammarata, Mussomeli, Caltanissetta, Enna, Agira e Centuripe, fino all’arrivo alle pendici dell’Etna.
Il percorso della Sicily Divide, ideato dal palermitano Giovanni Guarneri, si snoda lontano dai tradizionali itinerari turistici, valorizzando piccoli borghi, aree naturalistiche e strade secondarie che raccontano una Sicilia autentica e ancora poco conosciuta.
«Avevo già visitato la Sicilia, ma questo viaggio mi ha fatto scoprire un entroterra sorprendente, ricco di bellezza e autenticità», racconta Fabrizio Boccacci, unico componente non siciliano del gruppo. «A colpirmi più di tutto è stata l’accoglienza delle persone incontrate lungo il percorso: un’esperienza che consiglierei a chiunque».
Non sono mancati i momenti difficili, soprattutto nei tratti off-road, affrontati tra sterrati tecnici, lunghe salite e condizioni impegnative. A sostenere il gruppo, però, è stato anche lo spirito di amicizia che ha accompagnato ogni tappa. “Picciù, siamo a buon punto!”, si ripetevano ironicamente nei momenti più duri, spesso quando mancavano ancora decine di chilometri alla fine della giornata.
Ma oltre alla sfida sportiva, la Sicily Divide rappresenta anche una concreta opportunità di sviluppo per il turismo sostenibile in Sicilia. Ogni anno il percorso richiama migliaia di cicloturisti, con importanti ricadute economiche per i territori attraversati, compresi i comuni dell’entroterra nisseno.
Un potenziale che, secondo gli stessi protagonisti, meriterebbe maggiore attenzione da parte delle amministrazioni locali, soprattutto in termini di infrastrutture, manutenzione e promozione della mobilità dolce.
Per Calogero Cannavò, che vive nei Paesi Bassi — dove la bicicletta è uno dei principali mezzi di trasporto — questa impresa assume anche un valore simbolico.
«Il sogno — racconta — è quello di poter atterrare un giorno a Catania o Palermo e raggiungere Caltanissetta interamente in bici, attraverso una rete di ciclovie panoramiche, sicure e pulite».
Alla fine restano la stanchezza, le emozioni e la consapevolezza di aver attraversato una Sicilia dura ma generosa, capace di sorprendere a ogni curva. E forse, per i tre ciclisti, la prossima avventura è già pronta a partire.
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