Zona a Traffico Limitato o isola pedonale? Un dilemma che non ammette soluzioni semplcistiche

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(di Giuseppe Cancemi) Da un po’ di anni a questa parte, nella nostra città, la chiusura del centro storico al traffico è diventata altalenante: una volta sì e l’altra no. Sempre lo stesso “leitmotiv” che si ripete nel tempo. I commercianti da una parte, incuranti dell’inevitabile inquinamento atmosferico, vogliono che le auto in piazza Garibaldi e dintorni circolino e le amministrazioni comunali che si susseguono, compresa l’attuale, invece, timidamente tentano di allontanare il traffico motoristico dal cuore della città con una striminzita isola pedonale. La convinzione che, anche una minima Zona a Traffico Limitato aiuti il commercio in centro storico, non fa rinunciare al rischio salute che gli esercenti sanno di correre. è loro convinzione, che la circolazione automobilistica sia fattore di mantenimento delle attività commerciali. Comunque la questione ZTL appartiene a tutte quelle città, come la nostra, che non hanno deciso cosa fare del centro storico. Una latente tentazione per centri storici in abbandono però circola, si pensa di dare loro una continuità, tramutandoli in centri commerciali. Questa sottaciuta possibile trasformazione, voglio dirlo, la trovo inaccettabile. Temo che snaturi il vissuto del luogo, il suo “Geius loci”. Allora, forse bisognerebbe interrogarsi sul perché gli acquisti nelle principali vie del centro sono in calo o non ce ne sono affatto. Siamo sicuri che la causa è dovuta unicamente alla mancata circolazione di auto? Non sfiora l’idea che potrebbero essere altri, i motivi della crisi commerciale? Per esempio: le tipologie delle mercanzie offerte, i prezzi, il rapporto tra tipologia dell’offerta e la sua domanda, l’ampiezza delle scelte, la qualità dei prodotti, la esclusività o la inflazione di quel prodotto, etc., sono o no elementi che influiscono sul successo o meno di vendita in un dato luogo? Insomma fattori come quelli accennati che nulla hanno a che vedere con le auto nel cuore della città, non potrebbero essere quelle le effettive ragioni di un allontanamento dal centro della clientela? Ecco, forse qualche dubbio in più dovrebbe fare riflettere gli operatori commerciali i quali imputano quasi tutto al traffico. Pensare ad una continuità che viene da lontano, con il nonno prima e appresso il padre conduttori di attività economica che è andata sempre bene, quando circolavano liberamente le auto, non basta. Come non è sufficiente un inizio di attività commerciale sulla base di una semplice intuizione o convinzione che quel luogo continuerà ad accettare sempre le stesse condizioni e con la medesima tipologia di esercizio. Non è più tempo di empirismo. Gli operatori commerciali moderni oramai conoscono e si servono di strumenti come il business planning, per verificare o iniziare un’attività. Non si può più investire senza prima avere indagato il mercato, le sue potenzialità e gli elementi che ne determinano la fattibilità di quel dato commercio. Insomma è opinione diffusa che il pianificare prima di investire fa parte delle buone pratiche che ogni azienda dovrebbe sempre avere presente prima di agire. Non meno importante da parte pubblica, per un corretto uso della città, il Comune dovrebbe avere nel “cassetto” un Piano Commerciale, e non solo quello, per dare risposte circostanziate agli operatori commerciali, prima di prendere ogni decisione. La scelta di tornare ad utilizzare la ristretta area, finora in uso come isola pedonale riproponendola coma ZTL, senza uno studio sociologico dei destinatari (residenti, commercianti e fruitori tutti di quel centro direzionale che è piazza Garibaldi e dintorni) è destinata a perpetuare un insuccesso già sperimentato. Caltanissetta, per dirla tutta, non ha ancora capito, o non vuole capire, per esempio, che è, a “sua insaputa”, tra l’altro città multietnica e di frontiera. Il che aggiunge complessità alla complessità dell’organizzazione urbana.

La risposta che il Comune si è riservata di dare, per sciogliere il nodo del traffico in centro, dunque, se da sola, risulterà parziale e insufficiente. Una problematica come quella che presenta il centro storico di Caltanissetta non è semplice, investe tutta la fruibilità comunale. Penso che, oltre agli strumenti canonici di urbanistica, come complemento, debbano essere coniugati assieme al Piano Commerciale sia il Piano del traffico che quello dell’inquinamento acustico. Pertanto, non sono ipotizzabili soluzioni singole a problemi complessi.

Concludendo, voglio ricordare che per operare bene bisogna conoscere. Nel nostro caso le acquisizioni essenziali dovrebbero spaziare: dalle condizioni sociali ed economiche, alla mobilità, ai servizi essenziali dei cittadini, alle relazioni tra le parti della città (centro storico, aree periferiche, territorio). Dunque, Caltanissetta tiri fuori dai cassetti o prepari progetti e/o studi, dove il primato della politica, possa indicare le migliori soluzioni, alla luce delle conoscenze tecniche necessarie, per un contesto più complesso che si inquadri nel “sistema città”.

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