Welfare e contrattazione di secondo livello. Opportunità e prospettive nel territorio nisseno

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Ferie solidali, borse di studio per i figli dei dipendenti, spese mediche, sostegno alla genitorialità con orari più flessibili. Sono alcune delle misure che aziende e lavoratori del terziario e del commercio possono attivare con i contratti di secondo livello attraverso l’attività degli enti bilaterali in cui sono rappresentati sindacati e associazioni datoriali. Si tratta d’interventi che mirano a incrementare la produttività delle aziende con sgravi e premialità fiscali facendo leva su un accresciuto benessere del lavoratore grazie a un welfare parallelo ma ugualmente importante per il pieno godimento dei diritti di cittadinanza. Per analizzare le opportunità per aziende, lavoratori e famiglie con la contrattazione integrativa in un settore come il terziario che nonostante la crisi del commercio rimane nevralgico nel territorio del centro Sicilia, venerdì mattina si sono dati appuntamento all’hotel San Michele i rappresentanti dell’Ordine dei consulenti del lavoro, di Confcommercio, dell’ente bilaterale del terziario, di Adapt – associazione fondata dal giuslavorista Marco Biagi – e dei segretari di Flcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs. L’incontro formativo dal titolo “Welfare e bilateralità nel terziario, quale per il territorio” era valido ai fini della formazione continua obbligatoria per gli iscritti all’ordine dei consulenti del lavoro con il riconoscimento di 4 crediti. Ad ascoltare gli interventi anche le classi 4a e 5a dell’Itet Rapisardi-Da Vinci di Caltanissetta, oltreché gli imprenditori del settore commercio e i rappresentanti sindacali.

“Il sistema di welfare è stato oggetto d’importanti novità con legge di stabilità 2016 – spiega Angelo Vitale, del centro studi Ordine dei consulenti del lavoro e professional fellow di Adapt -. Le successive leggi di stabilità hanno integrato alcuni aspetti prevedendo ad esempio che il premio di produttività sia tassato al 10 percento oppure esentato se si traduce in welfare”. Per Vitale in un territorio come la provincia di Caltanissetta con tutti gli indicatori negativi, risulta essenziale conoscere e attivare “le forme d’assistenza che un’azienda può mettere a disposizione dei dipendenti come il rimborso delle spese d’istruzione o di quelle mediche non coperte dal servizio sanitario con il ricorso a polizze integrative. L’ente bilaterale sta avviando forme di sussidio agli studi per sostenere i figli di lavoratori del commercio che frequentano gli istituti superiori e l’università”. Altra forma di welfare è il sostegno alla genitorialità per le coppie con figli fino a 8 anni di età. “Conciliazione dei tempi di vita e lavoro con la flessibilità di orari, ferie e permessi che il lavoratore può recuperare in un momento diverso – spiega Vitale -. O ancora le ferie solidali tra colleghi quando ad uno di essi servono permessi per l’assistenza o visite mediche”.

“La contrattazione integrativa – ricorda Laura Iodice, funzionario del settore Lavoro e relazioni sindacali di Confcommercio nazionale – non deve comunque prevedere una duplicazione di costi rispetto alle previsioni del contratto nazionale (per il settore del commercio è stato siglato nel 2011, ndr.) ma deve solo rispondere alle esigenze aziendali e far sì che possa essere incrementata la produttività delle aziende”. Esigenze di produttività a cui, secondo Gero Nicoletti, presidente di Federmoda e dei giovani di Confcommercio provinciale di Caltanissetta, serve una risposta anche in termini di competenze. “Da imprenditore – dice Nicoletti – posso dire che una delle grandi problematiche è la competenza e l’importanza che viene attribuita alla formazione orientata al lavoro (tematica della che è stata inserita in numerosi contratti di secondo livello, ndr.)”.

Dopo i saluti del presidente dell’Ordine dei consulenti del lavoro, Rosalia Lo Brutto e dei segretari sindacali regionali del settore terziario, Monica Cajolo della Filcam Cgil, Mimma Calabrò della Fisascat Cisl e Marianna Flauto della UilTucs, si sono alternati gli interventi dei relatori. Oltre a Laura Iodice, Giuseppe Zabbatino direttore Ente bilaterale nazionale, Paolo Stern consulente del lavoro e presidente di NexumStp ed Emmanuele Massagli presidente di Adapt, quest’ultimo collegato in videoconferenza.

Anche se la questione al momento sfugge dal dibattito pubblico, i temi del welfare aziendale e della contrattazione integrativa decentrata sono strettamente legati al disegno di legge sul salario minimo garantito. A mettere in luce connessioni e possibili distorsioni è Paolo Stern, già presidente del Centro studi ordine consulenti del Lavoro di Roma. “In tutti i settori – spiega – il salario minimo legale è oggetto di discussione oggi che abbiamo un disegno di legge”. Le organizzazioni sindacali affermano la loro titolarità a indicare il livello di salario minimo ma al contempo c’è chi sottolinea la mancata applicazione dell’articolo 39 della Costituzione dal momento che le organizzazioni sindacali non hanno mai provveduto alla loro registrazione. “Il legislatore quindi pensa di mettere per legge una soglia salariale sotto la quale non si può scendere ma bisogna fare attenzione a quale livello mettiamo questa soglia. E’ un provvedimento che esiste in tanti paesi dell’Ue, ma bisogna farlo bene e considerare importi giusti valutando le esperienze degli altri”.

L’assunto di partenza è che non si può prendere a riferimento solo il puro valore orario per remunerare la prestazione del lavoratore. “Nel disegno di legge del Movimento 5 Stelle (primo firmatario l’attuale ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. Ndr.) si parla di 9 euro l’ora. Ma il solo valore orario non significa nulla. Oggi, infatti, tutti i lavoratori italiani subordinati non percepiscono soltanto un pagamento orario ma anche le ferie pagate, i permessi, la tredicesima o la quattordicesima e altri sistemi di welfare – spiega Stern -. Tutte prestazioni che non ricadono nello specifico del salario orario ma entrano comunque nella disponibilità del lavoratore. Allora dobbiamo chiederci se vale di più un salario orario di 8 euro (e quindi teoricamente inferiore alla base salariale prevista dal disegno di legge) a cui si affiancano tredicesima, permessi, supporto alla maternità o alla malattia; oppure vale di più un salario minimo di 9 euro. Quindi dobbiamo fare attenzione al valore che dobbiamo dare al salario orario”.

Una riflessione che comporta diverse conseguenze se rapportata a territori diversi. Nelle aree economicamente più dinamiche si sono moltiplicati i contratti di secondo livello frutto di accordi tra datori di lavoro e sindacati dal momento che le aziende necessitano di aumentare la produttività garantendo maggiore benessere al lavoratore. Prestazioni di welfare che nella ratio del sistema il dipendente restituisce in termini di partecipazione al progetto imprenditoriale, competenza, impegno. Viceversa in territori economicamente più depressi e in crisi tali strumenti di welfare parallelo e, nella ratio del sistema solo aggiuntivo, faticano a decollare. Basti pensare che in termini di contrattazione di secondo livello a fronte degli oltre 14mila contratti attivi della Lombardia fanno da contraltare i 678 della Sicilia.

“Per il futuro – conclude Angelo Vitale – non si può che riservarsi una visione in relazione al welfare pubblico che emerge (e che emergerà in sede di approvazione) nel ddl della Legge di stabilità 2020 (in atto all’esame del Senato della Repubblica) volendo solo far cenno alla riduzione del cuneo fiscale (il peso di imposte e contributi che lievitano il costo del lavoro che vede l’Italia tra i paesi dell’OCSE con un alto costo del lavoro come rileva Taxing Wages 2019) sul quale un ruolo potrebbe svolgere il welfare frutto della contrattazione. Nella crescente consapevolezza che lo sviluppo di condizioni di reale benessere, autonomia ed equità oggi passano sempre più spesso anche da dimensioni legate alla cultura nel senso più ampio del termine. Un migliore accesso a informazione e sapere, il superamento del divario digitale, il contrasto all’analfabetismo funzionale, la diffusione di opportunità culturali, l’aggiornamento delle conoscenze, la partecipazione a occasioni di coesione sociale e di interazione civica”.

FOTO: Ettore Garozzo

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