Sugli ultimi risvolti della politica nissena, abbiamo intervistato la responsabile dei rapporti sovracomunali del Polo Civico Marina Castiglione.

All’indomani del voto regionale, come rappresentanti del Polo Civico avete ricevuto accuse di scarsa lealtà alla coalizione che sosteneva Micari da parte del Partito Democratico. Come mai?

Quando il candidato a Governatore della Regione Sicilia della coalizione di Centro-sinistra, prof. Fabrizio Micari, venne a Caltanissetta e interloquì con il Polo Civico, riconoscendo nel percorso intrapreso insieme a Leoluca Orlando un valore di novità e di responsabilità nell’affrontare la rappresentazione di una politica a servizio dei cittadini, esprimemmo poche esigenze a ché si realizzasse il nostro apporto fattivo: 1) Denunciare le responsabilità dell’ultimo disastroso quinquennio politico-amministrativo regionale e chiedere scusa ai cittadini che avevano creduto in alcuni slogan rivelatisi privi di azioni successive coerenti; 2) Far sì che “l’arcipelago” fosse unito da arterie di trasporto efficaci e fluide, che garantissero le “comunicazioni” in caso di tempeste: fuor di metafora, costruire un movimento a partire dalle esigenze dei cittadini (e dunque da una programmazione credibile) e con un forte collante valoriale che resistesse alle esigenze leaderistiche e poltronistiche; 3) Individuare personalità con alti profili di competenza amministrativa, culturale, sociale, che potessero intercettare il voto di quanti, sfiduciati, non vedono nella politica altro che mestiere e scambio di favori; 4) Sostenere le aree interne e le reti di comuni con una valorizzazione delle peculiarità paesaggistiche, culturali e socio-economiche (in particolare le filiere agro-alimentari). Tali premesse, espresse anche attraverso pubblici comunicati, vennero tradotte, da chi avrebbe dovuto darvi corso, richiedendoci sic et simpliciter di individuare un nominativo da inserire in lista. Per questo motivo il Movimento decise di non fornire alcun nominativo e di non contribuire a portare avanti una coalizione non rispondente alle precondizioni. Se poi la cosiddetta Lista dei territori è diventata il sacco in cui inserire anche i crocettiani, si comprende bene come ne potessimo essere distanti.

Ma l’apertura politica da parte del Polo Civico al Movimento 5 Stelle c’è stata davvero?

Apprendemmo «con interesse l’apertura chiaramente espressa dal candidato alla presidenza Giancarlo Cancelleri ai sindaci, alle esperienze civiche» (comunicato del 5 ottobre 2017), guardando con speranza alla possibilità che qualcuna delle forze in campo rispondesse – non con apparentamenti o promesse di collocazioni, ma con le azioni politiche – al riscatto necessario della nostra Terra. Nessuno manifestò interesse con un pubblico dibattito o con dichiarazioni esplicite: neanche il M5S. Per questo motivo il Polo non ha fornito alcuna indicazione di voto, ma ha espresso in diverse sedi l’auspicio di non farsi tentare dall’astensionismo, morte civile del diritto/dovere di cittadinanza, stante che la legge elettorale regionale consente l’espressione di voto nei confronti dei propri rappresentanti diretti. C’è di più, chiedemmo che tutte le forze politiche ci interrogassero sulla possibilità di un sostegno, consapevoli che la deputazione regionale è un’interfaccia necessaria per un Ente locale e quindi per la politica del territorio. A urne chiuse, in qualità di forza civica, siamo in ogni caso soddisfatti che all’ARS la città sia rappresentata con ben due deputati. Chi ama il proprio territorio e si è presentato per portarvi dei benefici, ci si augura lo faccia per il bene comune, non di una parte.

L’Alleanza per la città era nata per far convergere le positività del civismo con quelle dei partiti tradizionali. Dopo l’uscita dalla giunta da parte del Partito Democratico, possiamo affermare che l’esperimento è definitivamente fallito?

Gli aderenti del movimento si impegnano perché credono in una scommessa, forse immatura e precoce nell’incarnazione dei protagonisti e nel sentire collettivo, ma la nostra era ed è una proposta seria e convinta. “Alleanza per la città” non è un totem ideologico, ma un progetto elettorale che in prima battuta il Polo Civico ha proposto ai cittadini e a tutte le componenti politiche operanti a Caltanissetta: inizialmente trovammo più prossimi per struttura e modalità di lavoro sul territorio i movimenti, in particolare Caltanissetta Protagonista e il M5S. Infine, per motivi legati alla volontà di non farsi “contaminare”, hanno aderito solamente il PD e l’UDC. Non voglio scansare la domanda, l’esperimento di coalizione è fallito, ma non è fallito il progetto. Non intendiamo accettare la provocazione di chi con tatticismi e trasversalismi ha voluto impastoiare l’azione politica per reclamare ruoli, a volte giocando due partite sullo stesso tavolo.

Ma per quali motivi l’alleanza con il Partito Democratico non ha retto?

Volendo fare una cronistoria dei rapporti del PD con l’Alleanza per la Città si resta basiti dalla verità bifronte che oggi si vuole rappresentare a proprio uso e consumo e omettendo di esporre i risultati “magnifici e progressivi” della propria azione di governo. Se, come ci ha paternalisticamente spiegato il vicesegretario provinciale del PD, noi non siamo in grado di fare il gioco “dei grandi”, è perché questo gioco non ci appartiene. Ammettiamo di non aver saputo/voluto far ricorso all’aggressività di chi ha chiesto (e ottenuto) sei teste per poter fare largo a nomi più consoni alle dinamiche verticistiche; ammettiamo di aver ceduto un assessorato pur di ricostruire un equilibrio che in realtà già c’era (ricordiamo che il PD pretese da subito la più alta carica consiliare); ammettiamo di aver espresso tutte le criticità di una difficile mediazione soltanto nelle riunioni interne, senza sferrare attacchi pubblici che riteniamo di voler lasciare a quei “grandi” che, nei fatti, hanno rivelato una inconsistenza imbarazzante e un risultato elettorale la cui sconfitta non è certo colpa di un movimento locale, ma di una impossibilità genetica di assumersi la responsabilità del fallimento, e di cambiare rotta e comportamenti. Non lo dico io, lo dice Emanuele Macaluso che ormai da padre nobile cassandramente reclama un ritorno ai valori fondativi. Oggi assistiamo a delle dimissioni che furbescamente e vigliaccamente sottraggono i due assessori del PD, di cui uno con l’ulteriore carica di vicesindaco, alle loro stesse responsabilità, dal momento che la famigerata rotazione del personale intorno a cui si è celebrato il Consiglio Comunale era stata da loro stessi firmata con Delibera di Giunta. Il PD non ha mai lavorato per raggiungere i risultati che la città si attendeva dalle elezioni del 2014: da subito ha usato ogni mezzo per rimuovere gli ostacoli che si frapponevano ad avere rappresentanti più “rispondenti” in Giunta, minando i suoi stessi assessori; ha dimenticato il Regolamento delle Consulte che era stato firmato dalla passata Giunta Campisi a cui appartenevano alcuni rappresentanti del PD confermati; ha boicottato le risultanze dei Tavoli tecnici, almeno in alcuni suoi rappresentanti; è stato tiepido nelle rimodulazioni delle commissioni consiliari; ha interrotto il processo intrapreso sul bilancio partecipativo.

Dopo il rimpasto della giunta tutti si aspettavano un cambio di marcia verso l’attuazione del programma dell’Alleanza. Non è stato così. Perché?

Guardi, io personalmente ebbi la mia prima interrogazione dopo soli dieci giorni dall’insediamento; come dire: un benvenuto/avvertimento. Questa nuova Giunta ha goduto di una tranquillizzante pax consiliare; di un nuovo e mi dicono competente Segretario comunale; del plenum dei Dirigenti; della serenità della stampa; persino della collaborazione che qualcuno di noi ex-assessori ha garantito, nell’ottica della realizzazione del programma elettorale. Con queste condizioni che noi non avemmo avrebbero dovuto volare. Invece molto di quanto si stava costruendo si è addirittura interrotto.

Resterà qualcosa del progetto iniziale del Polo Civico?

Il progetto resta valido a prescindere dalle persone, ma ci rendiamo conto che quasi nulla del cambiamento metodologico annunciato è stato realizzato. Ammettiamo come rappresentanti del Polo Civico di non essere riusciti a orientare con bastevole determinazione l’azione politico-amministrativa nonostante le mozioni interne, il recente e pesante pronunciamento dell’Esecutivo, i tentativi di verifica degli Atti, il sostegno continuo e propositivo (il più delle volte non recepito) e l’organizzazione quasi settimanale di Tavoli tecnici. Partire dalla formazione politica, dal principio di responsabilità e da buone pratiche quanto più condivise è per noi uno stimolo a crescere insieme alla nostra comunità. Il nostro obiettivo è dare a Caltanissetta la bellezza dello stare insieme a vantaggio di un tessuto sociale in cui “non uno di meno” resti indietro. È bene ricordare a chi si sente toccato da riferimenti a suo dire “inopportuni nella tempistica e nei contenuti”, che il Polo Civico esiste ed è al governo della città non in funzione dei partiti con cui è stato alleato, ma per l’impegno di tanti cittadini che con spirito di servizio hanno voluto essere protagonisti responsabili nella propria comunità, a servizio della comunità e non di se stessi.

Intervista a cura di Rocco Gumina

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