Vive da sola, ma per il servizio idrico consuma acqua per oltre mille euro in un trimestre

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(Scritto da Cristina Falci) E’ di questi giorni l’arrivo delle bollette dell’acqua. Penso che sia inutile ricordare che l’acqua è un bene pubblico, concetto universalmente acquisito, e anche in questa nostra povera Sicilia sancito da un referendum popolare che lo definisce bene pubblico di primaria necessità, che è e deve rimanere pubblico in tutte le sue declinazioni. Non so se in tutta la Sicilia, ma comunque a Caltanissetta, l’acqua è “gestita” da un ente privato, la Caltaqua, con tanto di codice fiscale e partita iva. Ma non doveva essere pubblica l’acqua? Si, ma la gestione…,può essere affidata ai privati.

Tutto questo preambolo, per denunciare un fatto che mi è successo in questi giorni, e che vorrei rendere pubblico, perché penso che ciò che è successo a me, sia accaduto a moltissimi utenti nisseni. Sono arrivati i dati di fatturazione del consumo di acqua 2° trimestre 2014. Premetto che ho una tariffa domestica, che sono una pensionata e unica utente. La bolletta in questione, mi attribuisce un consumo relativo al 2° trimestre 2014 di 1.021,74 euro. Quando ho letto l’importo, non credevo ai miei occhi. Il totale del mio consumo di acqua in un trimestre è superiore al mio consumo di gas da riscaldamento per tutto un anno. Sono andata agli uffici della Caltaqua di Caltanissetta, per capire una tale assurdità: come può una singola consumatrice di acqua, che usa l’acqua per le normali necessità domestiche, che per dissetarsi compra l’acqua minerale, visti i precedenti centenari di improvvise epidemie di tifo, che durante gli anni scoppiano in questa città, una utente che non innaffia giardino, che non ha coltivazioni varie di frutta e verdura nella sua abitazione, come può arrivare ad una così assurda cifra di consumo, per un trimestre!

Era questo che sono andata a chiedere ai signori impiegati della Caltaqua, sfidando la folla, la ressa madida di sudori e spintoni che normalmente caratterizzano i nostri uffici per il pubblico. Arriva finalmente il mio turno, mi siedo a una prima scrivania, l’impiegato guarda e riguarda la bolletta, mi chiede notizie sulla mia abitazione, sul nucleo familiare, gli rispondo che sono l’unica utente, riguarda la bolletta, non si persuade, mi invita gentilmente a rivolgermi alla scrivania di fronte. Cambio posto, ricomincio a esporre il mio caso, l’impiegato questa volta è molto più breve e conciso, “deve rivolgersi al dirigente“ mi dice sbrigativo. Il dirigente è in un’altra sala, è naturalmente occupato al telefono, aspetto per circa un quarto d’ora che si liberi, finalmente guarda la mia bolletta, e senza nulla chiedere, mi rinvia a un’altra scrivania, l’ultima, che senza nulla chiedere dà una sbirciata alla carta e con molta arroganza e malcreanza mi dice:” e cosa vuole, questo è il suo consumo e questo deve pagare, non ci sono spiegazioni” e mi butta la bolletta sul tavolo.

In questa città, ma penso che il fenomeno sia evidente in tutta la Sicilia, la popolazione è considerata da tutti gli enti, sia pubblici che privati, come in questo caso, ente privato unico, senza nessun altro concorrente, suddita, senza nemmeno la consapevolezza da entrambe le parti, di cittadinanza. Dobbiamo ancora avere di fronte una burocrazia, che almeno nei suoi livelli più bassi, ricorda i loschi figuri che nei secoli scorsi hanno infestato la Sicilia nelle campagne e nei luoghi di lavoro, mi riferisco ai campieri, ai sovrastanti delle miniere, che rappresentavano una cerniera tra padroni e sudditi, che sono stati anche all’origine della mafia in Sicilia, e che molto spesso oltre che a infierire sui sottoposti, fregava anche i padroni che li comandavano. In conclusione, con questa lettera io voglio fare un appello generale per costituire un gruppo di cittadinanza attiva contro tutti gli abusi che noi semplici cittadini non vogliamo più subire, e nella fattispecie è una domanda: a chi bisogna rivolgersi per aver conto di queste bollette assurde che sino ad oggi hanno schiacciato i cosiddetti utenti di questa città?

 Cristina Falci

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