Vittorio Sgarbi a Tony Accesi: "Retorica combattere la mafia dove non c'è"

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Vittorio Sgarbi interviene a Radio CL1 alla trasmissione Tony Accesi, anticipando così la sua partecipazione il prossimo 22 febbraio al “Memorial Nuccia Grosso. Premio al giornalismo e alla cultura” a Caltanissetta in qualità di presidente di giuria. In studio Tony Maganuco, intercalando il dibattito con gli ospiti e l’intervista a Sgarbi, ha ricevuto queste risposte dal critico d’arte.
Tony Accesi podcastProfessor Sgarbi, qual’è il suo pensiero sui centri storici siciliani?
“E’ difficile esprimere una posizione coerente e univoca. Ci sono ovviamente delle città che hanno delle aree ancora in pieno degrado, come a Palermo. Città che hanno una meno grave situazione complessiva, come Catania, ed è pensabile che i centri storici siano i luoghi più significativi in cui rianimare la vita di chi abita e si muove, da cui la parola movida. In alcune piccole città è inevitabile che il centro storico sia il luogo in cui si uniscono i giovani”.
Professore, lei ha guidato la città di Salemi in Sicilia, quindi ha provato da Sindaco a fare proposte come quella di comprare le case a un euro.
“Quella è una pagina che è meglio dimenticare visto quello che è accaduto con Antonello Montante in Sicilia. La confusione tra il bene e il male è così tragica che una buona azione viene interrotta in nome di una retorica di valori, che è quella di combattere la mafia dove non c’è. A Salemi la mafia era fossile, lontana, e quello che avevamo fato era luminoso e tutti ne hanno parlato. Interrompere quella esperienza da parte dello Stato è un crimine. Il mio odio per l’amministrazione pubblica rispetto a questi temi deriva dal fatto che trovata la mafia a Milano e Roma nessuno ha sciolto i comuni, dove la mafia aveva una presenza forte. Lo scioglimento di Salemi ha interrotto una storia formidabile, un’esperienza unica con Napolitano che venne, con un museo della mafia, il museo del paesaggio, le continue azioni, attività e incontri di persone che venivano a Salemi. Un’esperienza così bella che rovinarla in quel modo dimostra che nello Stato c’è una struttura repressiva che ha bisogno di costruire la propria carriera. Ma essere vigili non significa inventarsi il nemico per fingere di abbatterlo. Salemi è stata uccisa in modo violento dallo Stato. Avevo preparato tutto ciò che serviva per dare le case a un euro, ma nessuno ha voluto iniziare i lavori perchè quando me ne sono andato io nessuno ha voluto continuare”.
Qual è il suo giudizio sulla politica siciliana in relazione alla gestione della Regione e dell’apparato amministrativo?
“Ho avuto ed ho un ruolo residuo, oggi in Sicilia, che credo sia sul punto di spegnersi, quale commissario per la ricostruzione della Cattedrale di Noto, uno dei modelli di rinascita dell’architettura e per la parte decorativa, una cosa straordinaria fatta sottraendo il recupero alla Regione. L’altro mio progetto è stato interrotto, quello di alto commissario di Piazza Armerina. L’attuale assessore alla cultura è una persona concreta e pratica, ma in generale la Regione è caotica, confusa. Difficile dire che una regione così straordinaria sia amministrata da persone che o non hanno gli strumenti o hanno altri obiettivi rispetto al bene comune. Sono amico di Crocetta ma mi pare non abbia inciso sulla buona amministrazione.
La vedova di Borsellino mi chiamò missionario, perchè venivo dal nord al sud per fare un’attività, non di meno ho lasciato per mafia lo stesso. C’è un tale caos e un disordine delle cose nella Regione che è difficile dare un giudizio”.
Come sono per Vittorio Sgarbi i siciliani?
“I siciliani sono generosi, diffidenti, appassionati e indifferenti. Sono disponibili e indisposti, sono tutto e il contrario di tutto. Le donne siciliane sono un mondo che ho sempre sentito vicino.
Infine il suo giudizio sul giornalismo italiano, è libero?
“Il giornalismo è chiamato servile, ma mi pare che ci sia un margine di libertà così ampio. I giornalisti italiani sono più bravi di quanto si dica, se qualcuno è servile non è perchè lo deve essere ma perchè lo vuole lui. Un atteggiamento di ossequio verso il potere che però è nella sua indole. Perchè non è che ci sia qualcuno che gli dica cosa fare. La leggenda del giornalismo non libero in Italia è una leggenda, appunto. Abbiamo giornalisti coraggiosi e altri incapaci e vili in quanto servili. Se uno va a fare gli studi sulla libertà di stampa in Italia trova qualcuno che dice che non c’è, ma non perchè c’è un potere che impone questo. Se qualcuno non è libero è perchè vuole compiacere il potere. Certo non si può comunque generalizzare”.
Facendo il verso alla sua celebre trilogia sulle Capre. Quali sono le capre oggi in Italia?
“Le capre italiani nell’ordine sono Grillo, Renzi e Berlusconi, ma ne abbiamo molte di più, dove vai vai trovi una capra”.

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