Via D’Amelio, strage e depistaggio. La ricerca della verità “Dalla parte sbagliata” della giornalista Dina Lauricella

1017

“Una versione che non convincerebbe un bambino. Non ci vuole profonda conoscenza della mafia per capire che questa cosa è assolutamente impossibile”. Dina Lauricella è una giornalista d’inchiesta, già inviata di Servizio Pubblico per Michele Santoro, trasmissione in cui portò l’ex falso pentito, Vincenzo Scarantino. Sempre con lei la storia di Tanino Murana, l’incensurato accusato ingiustamente della strage di via D’Amelio è stata raccontata in Tv. Dall’inizio sta seguendo il processo “Borsellino quater” adesso alle battute finali a Caltanissetta. La settimana scorsa ci sono stati confronti tra alcuni funzionari di polizia del gruppo “Falcone Borsellino” guidato da Arnaldo La Barbera e l’ex falso pentito, Vincenzo Scarantino, l’ex moglie, Rosaria Basile. Confronto anche per il magistrato Anna Maria Palma, sostituto della Dda di Caltanissetta ai tempi delle indagini che si avvalsero del contributo di Scarantino per inchiodare i presunti colpevoli dell’uccisione di Paolo Borsellino e di 5 agenti della scorta.

Schermata-03-2455998-alle-23.08.43Non doveva convincere neanche la versione di Scarantino, passata indenne a tutti i gradi di giudizio, fin quando la DDA di Caltanissetta allora guidata da Sergio Lari non ha riaperto le indagini dopo le nuove dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, che si autoaccusò del furto della 126 utilizzata come autobomba. Appare incredibile Scarantino quando nel 1994 racconta ai magistrati la sua cerimonia di affiliazione a Cosa Nostra, in realtà mai avvenuta. “Abbiamo fatto una cerimonia, abbiamo mangiato. Enzino è uomo d’onore, Enzino è uomo d’onore, tutte queste cose. Dopo abbiamo finito di mangiare, ci siamo baciati tutti, auguri, auguri, auguri e ce ne siamo andati dalla sala ed io, diciamo, ero uomo d’onore”. Sembra il racconto di una prima comunione piuttosto che il racconto di un’affiliazione. Il verbale è uno dei tanti documenti raccolti nel libro “Dalla Parte sbagliata” scritto da Dina Lauricella a quattro mani con l’avvocato Rosalba Di Gregorio, oggi rappresentante di parte civile al processo. Un libro che contiene anche gli anomali appunti a margine dei verbali di Scarantino.

“Se consideriamo che alla base del Borsellino bis, che 20 anni fa doveva individuare i mandanti di via D’Amelio, c’era un

Scarantino depone in aula Bunker
Scarantino depone in aula Bunker

depistaggio, che è ciò che è emerso dopo il pentimento di Spatuzza, ovvero quando abbiamo scoperto che il perno del processo, Scarantino , si era inventato tutto, perchè indotto, racconta lui, da magistrati e poliziotti, allora possiamo dire che c’è stato un depistaggio. Se c’è stato, io credo che molto difficilmente dopo vent’anni potrà emergere la verità”, spiega la giornalista e autrice.

“Confido nel lavoro della magistratura di Caltanissetta. E’ importantissimo che esista l’istituto della revisione, rarissimo in Italia, ma che è possibile fare. Però oggettivamente non voglio apparire pessimista, ma non credo che si sia ancora pronti (in Italia, ndr.) per poter far emergere ciò che realmente è accaduto allora. C’è chi ipotizza che il depistaggio sia avvenuto per motivi di carriera, chi perchè bisognava dare una risposta alla popolazione traumatizzata dalle bombe e a tutti i costi si doveva trovare un capro espiatorio. In ogni caso oggi possiamo parlare di depistaggio. Ma non credo che possa emergere qualcosa di nuovo per dirci cosa è accaduto”.

La revisione del Processo si farà a Catania dopo le sentenze definitive del Borsellino quater.

“Questo processo – spiega Lauricella – serve a capire se i tre perni, Scarnatino, Candura e Andriotta, utilizzati per innescare il depistaggio, abbiano o meno calunniato le persone finite ingiustamente in galera. Hanno scontato 18 anni al 41 bis e sono fuori per il rotto della cuffia, incluso un incensurato, il povero Tanino Murana. Chi ridà una vita a questo qui?”, si chiede la giornalista.

Un processo dovrebbe servire tra le altre cose a far risuonare nell’aula le cose che non stanno né in cielo né in terra.

“Il fatto che Scarantino durante la sua falsa collaborazione abbia tentato due volte di ritrattare e questo ai fini delle sentenze non ha avuto nessun peso. Tre confronti importantissimi fatti con mafiosi importanti con Scarantino in fase di indagini preliminari non sono stati messi agli atti. Tutto questo ha un peso enorme, perchè se si fossero valutati al tempo dei fatti, la storia sarebbe stata scritta diversamente, perchè non solo Scarantino non era credibile, ma non era neanche titolato perchè non era un affiliato a Cosa nostra. Non poteva essere preso sul serio”.

Incredibile anche la bufala propinata da Scarantino circa le modalità con cui apprese la deliberazione della strage.

“Un altro elemento piccolo e drammatico che fa anche ridere è il raconto che fa Scarantino di come lui è venuto a sapere della strage di via D’Amelio. Entrando durante una riunione di massimo vertice, mentre Riina parla, entra Scarantino per prendersi un bicchiere d’acqua, proprio mentre ascolta Riina che delibera la strage…”. “Non ci vuole profonda conoscenza della mafia per capire che questa cosa è assolutamente impossibile”. Chi conosce anche un minimo le dinamiche di Cosa Nostra sa bene che questa cosa è impossibile e che se fosse avvenuta Scarantino sarebbe stato fatto sparire dalla faccia della terra.

Dubbi, misteri, ombre e sospetti che si dipanano al processo Borsellino quater, ma che non appena si apre un varco sembrano di nuovo ingarbugliarsi tra i tanti No, non so, non ricordo…

Alla penultima udienza all’aula Bunker di Caltanissetta è emersa una circostanza, in realtà già riferita in un’udienza del 2015 e poi ribadita la scorsa settimana durante il confronto con il funzionario di polizia Mario Bo che ha annunciato querela per calunnia, bollando come false le accuse di Scarantino.  Come riportato in questo articolo, Scarantino ha accusato funzionari di polizia che gli avrebbero voluto accollare il duplice omicidio dei coniugi Agostino, avvenuto il 5 agosto del 1989 a Palermo. In udienza Scarantino ha riferito, senza norminarla, di aver parlato della circostanza con una persona. Questa persona è proprio Dina Lauricella.

“E’ stato delicato – spiega la giornalista  – ma io l’ho spiegato al Pm (Stefano Luciani, sostituto Procuratore della DDA che sostiene l’accusa, ndr.) che senza alcun problema potevo confermare di aver sentito dalla sua bocca che gli era stato chiesto di accollarsi, prima di via D’Amelio, il duplice omicidio Agostino. Questo elemento al di là di Scarantino venne fuori durante la presentazione del libro (Dalla parte sbagliata, ndr.), presente il papà di Agostino che disse che subito dopo che morì il figlio si recò in Questura per vedere le foto di pregiudicati, incontrando La Barbera e pare che gli abbiano mostrato diverse volte foto di pregiudicati e il papà di Agostino dice che più volte La Barbera gli indicava questo viso di questo ragazzo. E soltanto dopo, vedendolo in televisione, disse: ecco chi mi voleva rifilare La Barbera come responsabile dell’omicidio di mio figlio. C’è questa aura di mistero intorno al fatto che Scarantino poteva essere una di quelle pedine ricattabili e utilizzabili in questo o in quell’altro omicidio o strage”.

Nel libro, uno dei particolari che stridono con la verità è la vicenda del motore della 126 che sorvola la Fiat Croma e non lascia traccia in terra, in una posizione nel teatro della strage in cui il giorno prima non c’era.

Schermata-2015-01-09-alle-16.45.04-700x352“Usiamo in copertina una foto dall’alto della strage, che l’avvocato di Gregorio ha nel suo studio. Il fatto è che quando esplose la bomba di via D’Amelio, il 19 luglio ’92, mezz’ora dopo uscì un’Ansa che parlava di un’autobomba, probabilmente di una fiat di piccola cilindrata. Ma in quel momento non c’era nessun elemento ritrovato di quest’autobomba. Nel frattempo lo scenario era stato ripulito da polizia, carabinieri, vigili del fuoco, guardia forestale e addirittura l’Fbi”.

la copertina del libro
la copertina del libro

“Quindi il campo era totalmente libero e fino a sera non si trova nessun elemento della presunta autobomba. L’indomani mattina all’alba viene scattata la foto che utilizziamo in copertina del libro, il campo ripulito, la Croma azzurra del dottor Borsellino. Nel pomeriggio del giorno dopo viene ritrovato accanto la Croma azzurra il blocco motore, molto voluminoso, di 80 chili di peso, che all’improvviso si palesa sulla scena del crimine. Questo lascia pensare parecchio su come sia avvenuta la strage”.

A Dina Lauricella chiediamo della figura dell’ex moglie di Scarantino, la signora Rosaria Basile. Possibile che anche in questo processo la figura di una donna possa essere il granello di sabbia che rompe l’ingranaggio del depistaggio? Lo chiediamo perchè la Basile, allora come ora, conferma con forza, e a sue spese, la versione delle pressioni indebite sull’ex marito per mantenere ferme le sue dichiarazioni, a fronte di due ritrattazioni, una plateale con un’intervista a Studio Aperto durante il suo soggiorno, con la stessa Basile ed i figli, a San Bartolomeo a Mare.

“Lei lo ha sempre sostenuto, ma oggi la voce della signora Basile, ex moglie di Scarantino ha una credibilità dieci volte maggiore di vent’anni fa, perchè non ha rapporti con lui dal ’98, si è fatta un’altra vita, non sono più in contatto. Di fatto oggi la testimonianza della signora Basile ha un valore molto più intenso rispetto ad allora perchè non è più viziata da situazioni familiari, affettive e convenienze di situazioni di vicinanza con Scarantino. La signora ha un’altra vita, poteva benissimo, se non altro per scrollarsi questo passato di dosso, non essere così esplicita nel rimarcare le cose dette già allora”.

Commenta su Facebook