Un’ora di interrogatorio per l’avvocato Tipo che si difende: “Nessun legame con la mafia”

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«Ha chiarito la sua posizione e sostenuto di non avere alcun legame con la mafia». E’ quanto ha dichiarato l’avvocato Giuseppe Vaciago, legale di fiducia dell’avvocato penalista nisseno Danilo Tipo, al termine dell’interrogatorio di Garanzia, tenutosi ieri pomeriggio a Milano davanti al Gip. il penalista, arrestato per riciclaggio in concorso nell’ambito dell’operazione “Giotto” della DDA di Milano su presunte infiltrazioni mafiose negli appalti di Expo, ha risposto per circa un’ora alle domande dei Pm, affermando la sua estraneità a contesti mafiosi.

Per il penalista nisseno, già presidente della Camera penale, assessore comunale dal 2009 al 2011, il Gip contesta il reato di riciclaggio in concorso con le aggravanti di aver commesso il fatto nell’esercizio dell’attività di avvocato e il favoreggiamento a “cosa nostra”. Per gli inquirenti il denaro sequestrato, consegnatogli da Liborio Pace, sarebbe il “profitto dei delitti di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti, appropriazione indebita, emissione di fatture per operazioni inesistenti, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte”. “Tipo – scrive il Gip nell’ordinanza – occultava con la complicità di Pace, tale somma di denaro all’interno di un sacchetto in carta di colore nero con la scritta “FENI UOMO” al cui interno vi erano 25 buste in plastica di colore bianco nonché quattro “mazzette” di banconote di taglio diverso, per un ammontare complessivo di € 295.750,00, custoditi all’interno del bagagliaio dell’ autovettura FIAT 500 X, macchina che Tipo utilizzava per portare con sé la somma dalla Lombardia alla Sicilia.

Liborio Pace originario di Pietraperzia e da anni residente in Lombardia, amministratore della Dominus da cui ha però precisato di essere stato licenziato, ha ammesso il tentativo di intascare 700 mila euro attraverso false fatture, allontanando da sé l’ombra di Cosa nostra. “Cosa Nostra non c’entra nulla. Non ho niente da nascondere, ammetto di aver provato a intascare circa 700mila euro attraverso false fatture, a partire da giugno del 2014, ma è andata male”, ha detto Pace nel corso dell’interrogatorio al carcere di Opera davanti al gip Maria Cristina Mannocci.

“L’unica colpa del mio assistito – ha detto il suo legale, Daniele Steinberg – è che è siciliano e un suo amico d’infanzia, al quale ha prestato 20mila euro per il matrimonio, è stato condannato per mafia”. Il nome di Pace, poi assolto, era finito in un’inchiesta della Guardia di Finanza di Caltanissetta nel 2010, condotta dalla procura antimafia guidata da Sergio Lari su un giro di riciclaggio tra Lombardia e Belgio.

Anche Giuseppe Nastasi, per la Procura vero titolare del consorzio Dominus, ha negato contatti con Cosa Nostra: «Sono un imprenditore con i miei pregi e i miei difetti ma non sono un mafioso», ha detto Nastasi. «Sulle contestazioni relative a irregolarità fiscali mi riservo di chiarire», ha spiegato.

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