Una regia in alcuni appalti del Nisseno e sotto elezioni la mafia entra in fibrillazione

C’è qualcuno che guida a fari spenti alcuni appalti in provincia di Caltanissetta. E’ più che un sospetto quello che si ricava leggendo la relazione semestrale della DIA relativa al territorio nisseno pubblicata nei giorni scorsi. L’interesse per gli appalti pubblici e il settore dei rifiuti campeggia in molte inchieste che hanno terremotato enti pubblici e società private molto note nel settore. Viene citata l’operazione IUS che ha preso le mosse dai lavori di costruzione della nuova ala del Palazzo di Giustizia nisseno. Un’indagine che si staglia “sullo sfondo della materia degli appalti pubblici, ove talune imprese, solite presentare offerte connotate da forti anomalie sul piano economico, riescono sistematicamente ad ottenere l’aggiudicazione di importanti lavori pubblici”. C’è l’operazione Pandora che ha colpito la famiglia di San Cataldo e che ha portato allo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose; lo scioglimento del Comune di Bompensiere per infiltrazioni mafiose, dove si è votato ad ottobre 2020 dopo il periodo di commissariamento. E poi diversi sequestri e confische milionarie a società che hanno il loro principale core business nell’edilizia e nel settore immobiliare.

Nella relazione si ipotizza l’esistenza di “una intellighenzia che sovrintende alle procedure competitive pubbliche, a beneficio di un gruppo di imprese consorziate legate dal patto di spartirsi tra loro, secondo criteri prestabiliti, i lavori aggiudicati”. Una valutazione che per i toni utilizzati e l’ampiezza dei riferimenti non sembra essere relegata a una sola inchiesta. Una regia occulta in alcuni affidamenti, dunque, come accadeva ai tempi del cosiddetto tavolino.

Cosa nostra privilegia i settori produttivi che garantiscono flussi di denaro attraverso l’aggiudicazione di appalti pubblici da reimpiegare nell’economia legale. Il procuratore distrettuale antimafia di Caltanissetta Gabriele Paci osserva come “Cosa nostra continui ad essere l’organizzazione mafiosa di principale riferimento, in grado di condizionare l’economia legale del territorio, soprattutto nei settori dell’edilizia, del movimento terra, delle fonti di approvvigionamento dei materiali inerti, dello smaltimento dei rifiuti, delle scommesse e dell’agricoltura, in quest’ultimo caso grazie all’illecito accaparramento di lotti di terreni, poi utilizzati per ottenere pubblici contributi”.

Emerge in numerosi casi “un perverso rapporto tra i membri delle famiglie mafiose ed alcuni imprenditori, caratterizzato non più dallo stato di soggezione di questi ultimi ma da un mutuo scambio di favori, atto a favorire l’infiltrazione mafiosa nell’economia legale proprio grazie al ruolo di intermediazione svolto da fiduciari titolari di alcune imprese, che hanno così di fatto assunto un ruolo monopolista sul mercato scardinando le regole della libera concorrenza”.

Da qui, per arrivare all’infiltrazione o al condizionamento degli enti locali il passo è breve “con il fine di riceverne utilità, una caratterizzazione tradizionale dell’agire mafioso”. Il procuratore Paci ha anche osservato che “un costante momento di fibrillazione, rilevato nel corso di vari procedimenti, è costituito dalle tornate elettorali, ciò in ragione della messa a disposizione da parte dei grandi elettori vicini alle organizzazioni mafiose, di consistenti pacchetti di voti, al fine di appoggiare i candidati ritenuti più malleabili, con l’evidente scopo di assicurare alle famiglie mafiose un illecito ritorno, in particolare nel settori dei pubblici appalti”.

In provincia di Caltanissetta insistono quattro mandamenti storici di Cosa nostra e altre due consorterie altrettanto temibili sul piano criminale sebbene dal pedigree meno puro: la stidda e il gruppo Alferi. I mandamenti storici sono quello del Vallone che raggruppa le famiglie di Mussomeli, Campofranco e Sutera, Montedoro, Milena e Bompensiere, Serradifalco. Il mandamento di Vallelunga Pratameno di cui fa parte il capoluogo e le famiglie di Marianopoli, Resuttano, San Cataldo. Il mandamento di Riesi con le famiglie di Riesi e Butera, Mazzarino Sommatino e Delia. Il mandamento di Gela con le famiglie Emmanuello e Rinzivillo (quest’ultima adesso egemone) e la famiglia di Niscemi.

“Sebbene Cosa nostra nissena sia costituita da un numero ridotto di famiglie composte da un limitato numero di uomini d’onore, essa rappresenta comunque una realtà criminale ben ramificata nel territorio e organizzata secondo regole strutturate in grado di dettare il modello attraverso il quale le famiglie interagiscono tra loro”.

 

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