Una folla commossa ha dato l’ultimo saluto al fotografo Leonardi. Con lui va via un pezzo di storia della nostra città.

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DSC_5860C’erano tutti, nell’assolato pomeriggio di lunedì 17 agosto, alla Chiesa del Sacro Cuore: i colleghi, gli amici e i parenti di Luigi Leonardi, per gli amici “Gino”, morto il 13 agosto all’età di 78 anni.  In prima fila, ovviamente, i figli Piero, Vincenzo con la moglie Mara, ed i nipoti Walter e Marco.

A celebrare il rito funebre Don Salvatore Rumeo parroco del Sacro Cuore, concelebranti padre Antonio Lo Vetere parroco di San Domenico e padre Salvatore Lo Vetere parroco di San Giuseppe.

Fotografo di professione, artista per indole, Luigi Leonardi ha saputo con le sue tante fotocamere, tracciare il profilo della nostra città, ora crudo e impietoso come solo una fotografia sa fare, ora colorito, generoso e altruista nel rispetto del suo temperamento. Luigi Leonardi ha saputo fare della sua professione non soltanto un mezzo per vivere ma uno strumento per esprimersi dedicando tutto il tempo necessario  alla ricerca dello scatto che potesse avere un significato, che avesse qualcosa da dire e che potesse costituire una testimonianza per le generazioni future. Le sue foto, che tutti abbiamo avuto modo di ammirare nelle varie mostre e nel volume “Era Caltanissetta”, hanno raccontato e racconteranno chissà per quanti decenni ancora, la storia di Caltanissetta e dei tanti personaggi e luoghi che l’hanno resa pittoresca e forse anche un po’ famosa. Primo tra tutti, il lustrascarpe Romano che, a dispetto dei suoi ottanta e passa anni, con i capelli sempre in ordine (non ne ha perduto uno che sia uno), continua a svolgere la sua attività seduto su quello sgabello bassissimo che fronteggia la ormai famosa poltrona su cui tutti ci siamo seduti. Ma questo non è che l’emblema di una raccolta, oggi preziosissima, che dipinge la città con la difficile arte della fotografia.

“Con la scomparsa del nostro fratello Luigi – ha detto Don Salvatore Rumeo nella sua omelia – va via anche un pezzo di storia della nostra Don Salvatore Rumeo, parroco del Sacro Cuorecittà”. Luigi Leonardi ha lasciato traccia di sé anche dal punto di vista giornalistico avendo prestato la sua opera per il “Giornale di Sicilia” e “La Sicilia”, quando la celerità che la notizia giornalistica impone, gli impediva di connotare quelle foto con il tocco dell’artista ma doveva limitarsi al semplice scatto che documentasse un fatto accaduto.

Il figlio Vincenzo, anche lui fotografo, dovrà adesso raccogliere un’eredità pesante come pesante è il nome che porta. Un nome che dovrà tenere alto non soltanto perché è il figlio ma anche, e forse soprattutto, perché come tutti gli artisti, Luigi Leonardi, anche se fisicamente assente,  farà sentire sempre la sua presenza silenziosa e amorevole e, forse, chissà che non riesca anche a dare qualche consiglio ancora.

 

 

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