A rispondere alle domande nell’intervista di questa settimana è il Presidente provinciale del Forum delle associazioni familiari, Massimiliano Centorbi. Già assessore presso il comune di Caltanissetta, Centorbi è da molti anni attivo nel sindacato della UIL.

Il Forum delle associazioni familiari nasce con il desiderio di promuovere e salvaguardare i valori e i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Come declinate le vostre finalità associative?

Premetto che il Forum della Associazioni Familiari è un’associazione di II livello, cioè ricomprende nel suo seno altre associazioni. Tra le quali: ACLI, ACI, Coldiretti, Alleanza Cattolica, MCL e molte altre ancora. Grazie a questa composizione variegata, il Forum riesce ad offrire un’ampia copertura su tutto il territorio nazionale ed, inoltre, ha una sensibilità politica “multiforme”. Non a caso il Forum ha natura istituzionale, cioè dialoga con tutte le istituzione guidate di volta in volta da visioni politiche diverse. Ciò detto, il Forum propone un pacchetto di proposte in favore della famiglia, da troppo tempo dimenticata dalla classe politica, dunque in materia di scuola, welfare, tassazione e molto altro.

Da parecchi anni siete attivi sul territorio nisseno tramite progetti volti alla tutela e alla promozione delle famiglie. Potresti presentare le vostre attività più significative?

Per andare nel concreto, in questi anni abbiamo proposto il progetto “Immischiati a Scuola”. Si tratta di un patto di collaborazione tra genitori, docenti e dirigenti scolastici con il precipuo intento di creare una rete di collaborazione tra i soggetti attori del processo educativo. Segnalo anche il percorso “Innova” con il quale abbiamo formato i genitori – definiti immigrati digitali – ai nuovi social: Fb, Twitter, Instagram. Il tutto con un approccio nuovo, senza demonizzare i social, ma cercando di entrare nella logica di queste nuove forme di comunicazione. A breve proporremo alle Amministrazioni comunali un progetto di formazione alle politiche familiari, denominato “Solco”. Lo scopo è quello di formare Amministratori, Dirigenti e Funzionari sulle politiche familiari le quali, spesso, sono un’opportunità per intercettare dei finanziamenti europei.

Nei prossimi anni, quali caratteristiche assumerà l’impegno del Forum provinciale delle associazioni familiari?

Il focus oggi è puntato sulle politiche fiscali ed i giovani. Il sistema fiscale odierno procura delle distorsioni, anche a livello locale. Dal punto di vista fiscale essere single conviene molto di più rispetto a chi ha una famiglia numerosa. Inoltre, faccio notare che la Sicilia si sta svuotando di giovani. I dati demografici sono impietosi: non si fanno più figli, e quelli che ci sono vanno via, al Nord, se va bene, sennò emigrano all’estero. Ebbene, con una politica fiscale adeguata, anche in ambito locale, nei limiti del consentito dalla legge, si potrebbero incentivare le famiglie numerose a rimanere in Sicilia: penso ai bonus scuola, alla riduzione delle tasse sui rifiuti, alle case date in comodato d’uso per ripopolare i centri storici. Vi sono tante leve economiche – e non solo – per incentivare i giovani a sposarsi ed a metter su famiglia. Poi vi sono altri problemi che hanno un taglio politico nazionale, su cui non mi soffermo poiché non compete a me, ma alla struttura del Forum a livello nazionale.

Dal peculiare osservatorio del Forum delle famiglie si può notare come Caltanissetta sia una città ricca tanto di risorse positive operanti in vari settori quanto di emergenze più o meno conosciute dalla comunità. Secondo te, la politica locale su quali temi dovrebbe concentrare maggiormente la sua attenzione?

 Mi scuso se mi ripeto, ma tutti gli sforzi dovrebbero essere concentrati sulle politiche in favore dei nostri giovani. Quando vanno via perdiamo un capitale umano ed economico rilevante: è come se ogni volta fallisse un esercizio commerciale. Sono ragazzi laureati, con master universitari, parlano due lingue straniere, ma quando vanno via non tornano più. Non possiamo pensare di trattenerli con lavoretti di poche centinaia di euro, o stage, o precarietà lavorativa a vita. Occorre creare condizioni per lavori dignitosi per i nostri giovani, che sono anche il nostro futuro. Un territorio senza giovani non ha speranza, ed è destinato a morire perché avremo un deserto demografico. Bisogna invertire la rotta, con la unione delle forze sane, penso a tutto il mondo dell’associazionismo che ha fatto grande questo Paese, ed a tutti gli uomini di buona volontà per tornare a sperare.

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