Un ribasso anomalo, fallimenti a catena e un progetto sbagliato. Il lungo calvario della nuova ala del palazzo di giustizia

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In via Libertà sorge da alcuni anni poco più di uno scheletro, la nuova palazzina destinata a uffici giudiziari accanto la sede principale del palazzo di giustizia. L’operazione della Direzione investigativa antimafia di Caltanissetta – non a caso è denominata “IUS” – oggi ha svelato perché dal lontano 2012 (anno in cui venne effettuata l’aggiudicazione definitiva), fino ad arrivare ai giorni nostri non sia stato possibile completare l’opera. Non solo per le emergenze investigative che riportano i reati di bancarotta e riciclaggio con sullo sfondo la presenza di un imprenditore in odor di mafia ma anche per alcuni errori nella progettazione. Negli anni, infatti, si è resa necessaria una variante in corso d’opera.

Nel giugno 2014 la Procura della Repubblica di Caltanissetta delegava al Centro operativo Dia le indagini relative all’appalto per l’ampliamento del palazzo di giustizia. Indagini che hanno portato a definire reati fallimentari di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Oggi sono scattate nove misure cautelari personali delle quali otto interdittive con il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale e solo una coercitiva degli arresti domiciliari nei confronti dell’imprenditore messinese Francesco Scirocco, in passato condannato per concorso esterno in associazione mafiosa.

Tutto parte dall’appalto per i lavori di ampliamento del palazzo di giustizia di Caltanissetta del valore di circa 6 milioni e 300 mila euro che vennero aggiudicati per 3 milioni e 600 mila euro con un ribasso del 41 percento, oltre la soglia di anomalia. Ed è proprio “da forti anomalie sul piano economico con cui talune imprese riescono sistematicamente ad ottenere l’aggiudicazione di importanti lavori pubblici” che sono partiti gli inquirenti.

L’indagine ruota intorno alle vicende del consorzio stabile CO.RO.IM. aggiudicatario di commesse pubbliche di particolare importanza (oltre al palazzo di giustizia nisseno ci sono la manutenzione ordinaria e straordinaria del policlinico universitario di Messina e l’ampliamento dell’area di servizio autostradale milanese di Zenone est) e all’interno del quale “si erge il potere imprenditoriale degli indagati, i fratelli Michele e Giacomo Iraci Cappuccinello, originari del messinese ma da tempo residenti a Caltanissetta, del catanese Angelo Romano e altri indagati non raggiunti da misure”, scrivono gli inquirenti.

Prima i fallimenti a catena di alcune società componenti il consorzio che sarebbero riconducibili ai fratelli Iraci; quindi quello del consorzio stesso. Tutti i fallimenti secondo gli inquirenti erano preceduti “da manovre distrattive tese a dirottare verso altre società o verso altri consorzi (o verso il patrimonio personale degli Iraci) le componenti attive delle società o del consorzio da avviare al fallimento”.

Ad esempio la IMPRETER s.r.l. subiva azioni distrattive in favore della G.M.I. s.r.l. che a propria volta subiva analoghe azioni distrattive in favore della CANTIERI GENERALI s.r.l.

Stessa sorte per l’intero consorzio CO.RO.IM., di cui facevano parte anche le società degli Iraci (oltre a quelle dei Romano e di altri imprenditori). Distrazione pre-fallimentare delle risorse produttive (nella forma dell’affitto di ramo d’azienda, comprensivo degli appalti pubblici aggiudicati) in favore dell’altro consorzio stabile, il VIRGILIO, il cui presidente all’epoca dei fatti risultava essere l’indagato partenopeo Giampiero Falco. La nuova realtà societaria del Consorzio Stabile VIRGILIO si è sostituita al consorzio fallito COROIM, impiegando nella sua attività d’impresa l’intero compendio aziendale che per la Procura è stato acquisito a seguito di distrazione fallimentare.

Le attività investigative e anche una consulenza tecnica, hanno evidenziato che i lavori di ampliamento del palazzo di giustizia sono stati eseguiti di fatto dai fratelli Iraci e dal loro braccio destro, l’imprenditore sancataldese Aldo Domenico La Marca, attraverso la società G.M.I. STRUTTURE S.r.l., poi fallita, soltanto sotto una formale insegna dei citati consorzi, in virtù di procure concordate con Giampiero Falco. Procure poi revocate a seguito di alcune distrazioni finanziarie a danno del consorzio stesso che secondo gli inquirenti erano a beneficio personale degli Iraci e della CANTIERI GENERALI S.r.l., società a loro riconducibile.

Tale diatriba è culminata con l’espulsione del socio G.M.I. STRUTTURE S.r.l., ovvero dei fratelli Iraci, dal Consorzio Stabile VIRGILIO S.c.a.r.l. e l’inserimento di nuove figure gestionali nell’appalto da individuare in Carlo Giunta ritenuto braccio destro di Scirocco.

Nel corso delle indagini gli uomini della Dia si sono imbattuti infatti nella figura dell’imprenditore messinese Francesco Scirocco, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Falco, imprenditore campano noto per le sue posizioni antiracket e l’attivismo nell’associazione di categoria Confapi, avrebbe ottemperato pedissequamente le indicazioni di Francesco Scirocco nel corso di numerosi contatti telefonici, incontri diretti oppure veicolate dal messinese Carlo Giunta, consigliere del Consorzio VIRGILIO.

Le ulteriori acquisizioni effettuate dalla DIA hanno consentito di appurare che una volta esautorati i fratelli Iraci Cappuccinello dal consorzio, Falco ha affidato la gestione dei lavori a Francesco Scirocco nel frattempo assunto alle dipendenze del Consorzio Virgilio.

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