Un intero sistema agricolo fondato sullo sfruttamento. Le accuse della Procura e il rinvio a giudizio

207

Rinvio a giudizio lampo deciso dal gup di Caltanissetta Alessandra Maira nei confronti di 9 dei 14 imputati in udienza preliminare per l’omicidio di Adnan Siddique di cui ricorre oggi il primo anniversario e per un giro di sfruttamento della manodopera, estorsione e altri reati.

Al termine della requisitoria dei pubblici ministeri Massimo Trifirò e Chiara Benfante, il gup ha stabilito il processo per nove degli indagati e il patteggiamento per uno di loro. Tre sono irreperibili e un altro ha cambiato legale.

Il Comune di Caltanissetta, il Movi ed i familiari del 32enne pakistano assassinato sono stati ammessi parti civili, rappresentati dall’avvocato Salvatore Patrì. I cittadini pakistani Ghani Usman e Rafi Mohammad Dilwar individuati come parti offese saranno anche parte civile al processo difesi dall’avvocato Monia Giambarresi. Parti civili anche altri immigrati vittime di caporalato difesi dagli avvocati Giuseppe Orlando, Marco Lomonaco e Adriana Vella. L’associazione I Girasoli unitamente a quattro giovani ospiti della comunità alloggio di Milena sarà parte civile con l’avvocato Giovanni Annaloro.

Nella loro requisitoria i pubblici ministeri hanno evidenziato che l’omicidio di Adnan Siddique rappresenta il culmine e la forza dell’attività associativa dell’organizzazione dedita all’intermediazione illecita di manodopera e altri reati per il controllo del territorio, soprattutto per dominare gli immigrati più fragili e senza tutele. Il pubblico ministero Massimo Trifirò ha ripercorso anche le brutali modalità con cui è avvenuto l’omicidio in via San Cataldo: le 26 ferite inferte sul corpo di Adnan, prima con una bottiglia di vetro e poi con due coltelli e con un cacciavite come emerso dall’autopsia.

Per quanto riguarda l’associazione a delinquere la procura ha sottolineato la scia di reati commessi contro la persona e il patrimonio utilizzando modalità in stile mafioso con vessazioni e umiliazioni anche in pubblica piazza nei confronti dei soggetti più fragili, spesso connazionali. Tra gli episodi più eclatanti che per i pm denotano il metodo mafioso anche l’irruzione nella comunità per migranti di Milena realizzata con l’aiuto di un minore.

Quanto al caporalato la Procura ha parlato di un intero sistema agricolo fondato su questo sistema di sfruttamento. Un sistema rozzo che non ammetteva sgarri come dimostrano i casi di sequestro a scopo di estorsione eseguiti anche con armi. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio che è stata acolta dal gup.

Commenta su Facebook