Un esercito di indagati nel Distretto nisseno. Oltre ventimila “iscrizioni” in un anno

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Un esercito di indagati a Caltanissetta e nel distretto giudiziario della Corte d’Appello che comprende la provincia di Enna e i comprensori di Gela e Niscemi. Tra indagati “noti” e “ignoti” sono oltre ventimila in un anno.

E’ quanto emerge dai dati statistici riguardanti i reati registrati nell’anno appena trascorso e diffusi dal Presidente della Corte d’Appello, Salvatore Cardinale. Diminuiscono lievemente del 2% i procedimenti penali nei confronti di indagati “noti” (modello 21) e quelli iscritti contro ignoti (modello 44).

I procedimenti penali relativi a indiziati noti, annotati presso tutte le Procure della Repubblica del Distretto (compresa la Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni) nell’anno di riferimento, sono stati complessivamente 13.485 (n.13.741 nell’anno precedente); quelli contro ignoti sono stati complessivamente 8.767 (n.8.940 nell’anno precedente).

Per il Presidente della Corte d’Appello si tratta di un dato “in linea con la rappresentazione della criminalità, descritta per tutto il territorio nazionale dal Rapporto Ufficiale del Ministero dell’Interno, che registra complessivamente una diminuzione dei reati, seppur in percentuale maggiore (9,3%). Sono stati confermati sia il collegamento eziologico tra l’aumento delle attività illegali per alcune significative fattispecie e la persistente crisi economica che ha colpito vaste fasce della popolazione, in special modo quelle meno avvantaggiate, sia l’effetto moltiplicatore degli eventi criminosi, specie nel settore dei reati contro il patrimonio, creato dal disagio alimentato dalla mancanza di occupazione e dalla riduzione delle occasioni lecite di guadagno”.

Per una corretta lettura dei dati, va però evidenziato che “soprattutto con riferimento ai reati di criminalità organizzata, nell’ambito dei singoli fascicoli, vengono effettuate plurime iscrizioni per innumerevoli fattispecie di reato”. Dunque più iscrizioni di reati possono essere ascritte a medesimi soggetti. Ma ciò non diminuisce la portata del dato statistico, infarcito anche dei cosiddetti reati “bagattellari”.

“Bagattelle” per il sistema giustizia, che corrispondono spesso ad un uso distorto del servizio giustizia da parte di un sempre maggior numero cittadini. Procedimenti che a volte vanno avanti d’ufficio e sono frutto dell’alta “litigiosità” che si riscontra nella società, nel mondo del lavoro. Insomma, il popolo dalla denuncia facile.

I procedimenti iscritti a mod.45, ovvero il registro degli atti non costituenti reato sono stati 4.787.

 

Il dato sul numero degli indagati, deve però anche tener conto del tasso di criminalità rispetto alla popolazione. Nel distretto di Caltanissetta è registrabile un radicamento delle organizzazioni criminali di tipo mafioso pari allo 0,21 % : una percentuale che è perfino superiore a quella dei limitrofi distretti di Catania e Palermo (rispettivamente corrispondente allo 0,08 ed allo 0,09 ).

Sempre dai dati statistici ministeriali, emerge che dal gennaio 2004 al dicembre 2013 sono stati iscritti nel nostro distretto per reati di tipo mafioso n.9.320 indagati noti.

“In questa ottica – scrive il Procuratore Generale Sergio Lari – occorre riconoscere che il Governo, ha adottato due Decreti legislativi con cui ha previsto la depenalizzazione di numerosi reati puniti con la sola pena della multa e dell’ammenda, oltre che l’abrogazione di una serie di reati c.d. bagatellari che appesantiscono il lavoro della magistratura penale”. Il riferimento è al Dlgs n.28 del marzo 2015.

L’obiettivo di tale provvedimento è la revisione del sistema sanzionatorio in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione in base al giudizio di “particolare tenuità del fatto”.

La particolare tenuità dell’offesa, che implica una valutazione sulle modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo e la non abitualità del comportamento dell’autore (che non deve essere un delinquente abituale, professionale o per tendenza, né aver commesso altri reati della stessa indole).

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