Il superboss mafioso Bernardo Provenzano è grave.

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BernardoProvenzano2006Palermo. Sono gravissime le condizioni del capomafia Bernardo Provenzano, in coma dopo un intervento chirurgico al cervello. Per i medici dell’ospedale di Parma il boss potrebbe rimanere in stato vegetativo. Il suo legale, l’avvocato Rosalba Di Gregorio, ha chiesto al Dap la sospensione del 41 bis. ”E’ un’inutile spesa per lo Stato ed e’ dannoso per i medici e per i familiari”, denuncia l’avvocato. Dopo l’intervento, due giorni addietro, le condizioni di Provenzano erano già gravi ma si trattava di un coma farmacologico indotto dai medici. Adesso le condizioni sarebbero  peggiorate irrimediabilmente. L’operazione al cervello di Provenzano è stata necessaria per via di una caduta, presunta, con cui il boss nella sua cella al 41 bis, si è procurato una profonda ferita alla testa. Il vasto ematoma era anche interno e l’intervento è servito a ridurlo. Ma le già precarie condizioni di salute e l’anziana età avrebbero provocato un post operatorio difficile con conseguente coma farmacologico a cui è seguito il peggioramento complessivo.

Prima di essere operato, durante l’ultima visita, il figlio secondogenito lo avrebbe trovato in condizioni critiche, con perdite di memoria e di coscienza, che lo avevano spinto a chiedere l’allentamento del 41 bis. In quell’occasione il vecchio boss avrebbe sussurrato al figlio “C’è qualcuno qui che non mi vuole bene”. Non si capisce se siano parole riferite al tentativo di suicidio scoperto da una guardia carceraria e poi bollato come falso.

Durante un interrogatorio dove Provenzano era stato convocato come testimone e non indagato, e quindi senza avvocato, poi comunque annullato dal giudice per via di domande che i magistrati non avrebbero dovuto fare a un semplice testimone, Provenzano avrebbe confessato “non mi piaceva fare male”, in uno dei suoi ultimi discorsi apparentemente privi di senso o perlomeno confusi. Ma il riferimento sarebbe stato al trattamento riservato a qualche vittima di mafia. Proprio per via di quelle affermazioni i magistrati palermitani, tra cui Ingroia, tornarono a chiedergli di pentirsi.

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