Udienza di convalida per i cinque accusati dell’omicidio di Adnan Siddique. Per gli inquirenti hanno agito come una banda

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Compariranno domani davanti al Gip per l’udienza di convalida dei fermi le cinque persone coinvolte nell’omicidio del giovane 32enne Adnan Siddique avvenuto mercoledì notte a Caltanissetta. Attualmente i cinque fermati – quattro per omicidio aggravato e uno per favoreggiamento – sono reclusi nelle carceri di Caltanissetta ed Agrigento.

Nella notte a cavallo tra il 3 e il 4 giugno, i carabinieri della Compagnia di Caltanissetta sono stati chiamati ad intervenire per l’omicidio commesso in via San Cataldo, nel centro storico del capoluogo nisseno. Le indagini hanno permesso di ricostruire l’intera vicenda di sangue, identificando quattro connazionali della vittima ritenuti responsabili dell’efferato delitto. La quinta persona è un fiancheggiatore.

Subito dopo l’omicidio i carabinieri sono riusciti a fermare due componenti della banda: due connazionali della vittima di 27 e 32 anni che per sottrarsi alla cattura avevano provato a trovare rifugio da un connazionale di 48 anni residente nei pressi di via San Cataldo. I militari, dopo aver sentito alcuni testimoni oculari hanno individuato il palazzo facendo irruzione. A nulla sono serviti i tentativi del fiancheggiatore di ritardare l’ingresso per facilitare la fuga.

Da quel momento i carabinieri del nucleo operativo radiomobile in collaborazione col personale specializzato nei rilievi tecnici del nucleo investigativo, hanno eseguito una serie di sopralluoghi nelle abitazioni dei fermati e in quella teatro dell’omicidio rinvenendo l’arma del delitto: un coltello di circa 30 centimetri che gli autori avevano provato a occultare. Quattro fendenti di cui uno al costato per uccidere Adnan che tutti gli amici e conoscenti descrivono come un giovane a posto, senza vizi e voglioso di crearsi una vita tranquilla ma con il tarlo di quel gruppetto che da circa un anno lo aveva preso di mira. Comprendere i motivi dell’aggressione, e quindi il movente del delitto, è adesso compito delle indagini avviate dalla Procura.

“E’ stata preziosa la collaborazione di testimoni e delle immagini di videosorveglianza presenti in zona per identificare gli altri due pakistani componenti del gruppo”, spiegano i carabinieri. L’attività d’indagine ha permesso di rintracciare un’abitazione di Canicattì in cui questi ultimi avevano trovato rifugio e nel tardo pomeriggio di giovedì è scattato un ulteriore blitz. I due hanno provato una fuga, immediatamente interrotta dai Carabinieri.

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