Truffe all’Agea. C’è un 25enne nisseno tra gli indagati. Terreni del Demanio nella richiesta di contributi

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C’è anche un nisseno tra i 194 indagati nel maxi blitz della Dda di Messina contro la mafia dei Nebrodi e gli illeciti proventi delle erogazioni pubbliche in agricoltura da parte dell’Agea.

Rosario Anzalone, classe 1994, è accusato di truffa aggravata e falsità ideologica in concorso, con l’aggravante “di avere agito avvalendosi delle condizioni ed al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata dei Batanesi”.

Anzalone è indagato nella qualità di titolare di un’omonima ditta individuale attraverso la quale avrebbe percepito la somma di 92mila euro di erogazioni pubbliche dell’Agea per la campagna 2017. Le accuse sono contestate al 25enne nisseno in concorso con Antonino Agostino Marino, Alessandra Sciuto e Vincenzo Ceraulo, quest’ultimo consigliere comunale di Randazzo adesso sospeso dal prefetto.

Anzalone non è destinatario di misure cautelari personali. Il Gip di Messina ha disposto invece il sequestro dell’azienda individuale a suo nome. Nella giornata odierna i carabinieri hanno notificato l’avviso di garanzia.

Difeso dall’avvocato Massimiliano Bellini del foro di Caltanissetta, si dovrà presentare il 22 gennaio davanti al Gip per l’interrogatorio di garanzia. In quella sede potrà decidere se rispondere alle domande del giudice o avvalersi della facoltà di non rispondere.

L’impresa avvalendosi della collaborazione del “CAA Liberi Agricoltori Catania 006”, aveva presentato la domanda unica di pagamento solo per la “Campagna 2017” attestando particelle di terreno del Demanio della Regione che in fase di indagini preliminari ha però negato l’esistenza di cessioni a favore di Anzalone Rosario. I contributi per circa 90mila euro sono regolarmente arrivati su un conto in Lituania. Il sospetto degli inquirenti è che per tali somme si possa ritenere “la solita volatilizzazione e divisione con utili all’associazione mafiosa”.

I carabinieri del Reparto tutela agroalimentare di Salerno in fase d’indagine hanno acquisito l’istanza di pagamento sottoscritta da Anzalone (così come hanno fatto per numerose analoghe domande presentate da altri indagati), in cui era allegata la concessione dei terreni della Regione. Per gli inquirenti si tratta di un documento che presenta contraffazioni. Questa e altre presunte truffe vengono ascritte al “sistema” architettato da Marino, uno dei principali indagati dell’operazione. Una serie di anomalie accompagnava le istanze. Riferimenti a determinazioni dirigenziali inesistenti, lotti inesistenti, ripetuta citazione di uffici inesistenti e anche un timbro in calce riportante i dati di una struttura non più esistente alla data della presunta concessione.

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