Tratto autostrada A-19 chiusa. Mannella (CL Protagonista) invita alla mobilitazione cittadina

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“Il dramma in cui è sprofondata la Sicilia dal primo pomeriggio di venerdì 10 aprile è oramai di dominio pubblico nazionale, ma le esperienze vissute di persona da chi ha cominciato a subire le ripercussioni che il blocco della A19 Palermo-Catania comporta e comporterà danno un quadro ancora più chiaro della situazione”. Lo afferma Caltanissetta Protagonista con la consigliera comunale, Oriana Mannella, che chiede una mobilitazione cittadina per i disagi pesantissimi che la città, il comprensorio stanno subendo dalla chiusura di un tratto della autostrada A-19, Palermo Catania.
“Venerdì 10 un professionista di mia conoscenza, dopo aver attraversato (per l’ultima volta) il viadotto Scillato direzione Catania – Palermo e dopo aver partecipato a una riunione nel capoluogo isolano, tenta di rientrare a Caltanissetta”, racconta la Mannella. “Viene prima fatto arrivare allo svincolo di Buonfornello e poi costretto a rientrare in direzione Palermo (con inversione di marcia) e deviato, attraverso lo svincolo di Villabate, sulla Palermo-Agrigento che per alcune decine di chilometri (fino a Lercara Friddi) è un cantiere aperto con ben sei semafori che rendono la circolazione a senso alternato con media di 30 km/h”.
“Domenica la squadra dell’Albaverde impegnata a Termini Imerese nel campionato di serie C di pallavolo percorre quella che sarà la viabilità alternativa deputata ad accogliere il traffico da e verso Palermo: uscita a Tremonselli direzione Polizzi Generosa e poi, dopo essersi arrampicati in strade strette e per lunghi tratti in frana, discesa verso Scillato dove si può rientrare in autostrada. Una deviazione che comporta un tempo di percorrenza medio solo per questo tratto di circa un ora che va aggiunta al tempo necessario per arrivare alla meta stabilita”.
Personale dell’Anas presidia questa viabilità e il traffico anche di domenica è intenso, ma c’è dell’altro: i pullman devono percorrere un ulteriore percorso alternativo così come i mezzi pesanti (impensabile solo tentare di far viaggiare questo tipo di mezzi insieme alle automobili).
“Ora al di là della già iniziata ricerca delle responsabilità che farà partire i classici processi all’italiana dove si rafforzerà la regola dello scarica barile, già intrapresa dai protagonisti nei confronti mediatici che stanno riempiendo i mass media, il vero problema è quello di rendere meno pesante l’isolamento in cui ci siamo ritrovati ritornando al modus viventi simile a quello dell’immediato dopo guerra”.
“Per fare sentire la nostra voce, oltre alle oramai scontate interrogazioni e vetrine che si apriranno per i nostri politici a tutti i livelli, è – a mio parere – necessaria una immediata mobilitazione di tutto il tessuto sociale della nostra cittadina e delle comunità limitrofe per chiedere a gran voce interventi immediati e straordinari atti a mitigare l’impatto devastante che quanto accaduto avrà sulla nostra economia”.
“Si potrebbe, per esempio, partire dall’incremento delle corse ferroviarie con treni diretti che partono da Caltanissetta per Palermo (e non solo diretto Catania – Palermo) e il potenziamento e incremento del traffico merci su rotaie”.
“Questa potrebbe essere la prima soluzione, di immediata attuazione, per offrire un tipo di mobilità alternativa da sempre trascurata dalle nostre parti e che, ora, sembra quanto mai indispensabile. Ma per far ciò non può bastare l’intervento di un singolo deputato, o di un umile consigliere come la sottoscritta”.
“Serve una mobilitazione popolare che parta dai Sindaci e Consigli Comunali ma che veda coinvolte anche attraverso le associazioni di categoria, i sindacati, gli ordini professionali, la Camera di Commercio, le scuole, l’Università e quanti operano nel tessuto sociale della nostra città e lo ribadisco, dei comuni limitrofi, che sono già più poveri e isolati di quanto non lo siano diventati negli ultimi anni”.
“Dobbiamo, per una volta, abbandonare il nostro fatalismo e la nostra rassegnazione, per far capire che dal “Feudo di Maonza”, per una volta parte un grido di disperazione che dice NO a chi ha già predetto la “morte annunciate” della nostra comunità”.

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