Tragedia alle maccalube. Morto fratellino della prima vittima dopo esplosione ai vulcanelli di Aragona

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foto di Agrigento notizie – agrigentonotizie.it

Tragedia nella riserva Macalube ad Aragona-Caldare, ad Agrigento. Un vulcanello è esploso travolgendo di fango alcuni turisti. Nella serat adì sabato il bilancio si è aggravato. Sono due i bambini morti, Laura di sette anni e Carmelo di nove. Erano fratelli e il maschietto festeggiava il compleanno. Proprio per accontentarlo, il papà, un Carabiniere di Aragona, aveva portato lui e la sorellina alle Maccalube per una gita.

Il cadavere della sorellina è stato recuperato alle 13 circa. Il fratello, 9 anni, risultava disperso fino a sera, quando il corpo è stato estratto da un cumulo di fango. Drammatica la scena del ritrovamento del primo cadavere, avvenuta davanti al papà. L’esplosione ha rivoltato una enorme massa di fango che secondo i testimoni, alcuni turisti tedeschi, si è alzata per venti metri, ricadendo al suolo e travolgendo la famiglia di Aragona. Il padre è rimasto vivo perché il fango è arrivato a coprirlo fino al busto, mentre i figli sono rimasti sepolti. La bimba è stata trovata con le mani tese, evidentemente nell’atto di trovare una via per respirare.

Intanto la Procura di Agrigento ha aperto un’inchiesta. Sul posto, per coordinare le indagini, è presente il sostituto procuratore Carlo Cinque.

L’ultima esplosione 6 anni fa Risale a sei anni fa

L’ultima violenta esplosione dei vulcanelli nella riserva Macalube di Aragona, istituita nel 1995 e gestita da Legambiente Sicilia, dove oggi due bambini, assieme al padre, sono stati travolti da fango e detriti mentre erano in gita nell’area, ogni anno meta di migliaia di turisti. Cosa sono le macalube o vulcanelli Le macalube, dall’arabo maqlùb terra che si rivolta, sono un esempio del fenomeno geologico denominato “vulcanesimo sedimentario”. L’area si trova a circa 15 Km da Agrigento. Tra il 2002 e il 2008, le macalube o “vulcanelli” sono state al centro di un fenomeno che ha prodotto profonde fenditure nel terreno e la formazione di una vasta collina a seguito di forti esplosioni con riversamenti di quantità enormi di argilla e fango.

Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano sottoposto a pressione. Il gas, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua leggermente salata a temperature comprese tra i 20 ed i 25 C, che danno luogo a un cono di fango la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. La consistenza dei fanghi argillosi è a volte così liquida, come nella zona di Caltanissetta, da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici. Altre volte il fenomeno assume carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza.

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