Tony Accesi web. "Il Museo… delle famiglie"

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Un pomeriggio di tre anni fa, mi trovavo in albergo con i giurati del Festival città di Caltanissetta.

Tra gli altri seduti Mogol, Mara Maionchi, Fio Zanotti,Alex Britti.

paginaFu Mogol che avendo sentito parlare delle “Vare”, mi chiese di vederle,sfruttando il paio d’ore di libertà. Richiesta accolta con entusiasmo da tutti. entusiasmo accolto da un mio “ma certo“, che nel suo viaggio verso il cervello si trasformò in ” biddra matri e ora cumu minninnisciu..”.

Per nascondere agli ospiti il mio panico, mi spostai frettolosamente facendo finta di fare una telefonata, che appena solo feci veramente. Ma non chiamai il sovrintendente ai beni culturali o il presidente della Proloco o l’assessore alla cultura, ma un… prete. Il caro amico Padre Alessandro, della parrocchia San Pio X.

Le Vare, sono sotto la chiesa, in una sorta di ampio deposito, per vederle devi chiamare Padre Alessandro e con molta probabilità, il giorno dopo, puoi fare la visita sperata.

Tornando a tre anni fa, vista la tipologia degli ospiti e l’amicizia trentennale che divido con il buon Alessandro, affrettò i tempi al subito, dicendo di recarmi sul posto dove un adepto della chiesa ci avrebbe accolto. Felice per la notizia portai il gruppo in via Colaianni,dove effettivamente trovai l’adepto, che aprì il capannone e con invidiabile savoir faire mi disse ” Ma tu proprio a st’ura a fari sti cosi..”. Il siciliano “incarcatu” mi permise una traduzione per il gruppo decisamente diversa….” è emozionato che con persone importanti sta facendo questa cosa…”. (Ci avranno creduto….? mah…).

Appena entrati, cercai di ammaliare il gruppo raccontando della storia delle vare, dei Biangardi, della Real Maestranza, eccetera. Specificando, vista la qualità del posto, che le Vare erano momentaneamente qui poichè si stava inaugurando il museo. Insomma mi salvai in calcio d’angolo…

Il museo localizzato nella palestra ex Gil, una volta tempio della Pallavolo, ha un finanziatore, due mamme e degli incoscienti padroni.

Il finanziatore è la regione siciliana che in due tranche ha concesso 1.100.000 euro.

Le mamme sono l’Urega e la Sovraintendenza ai Beni Culturali.

La prima si è occupata di sistemare le scale di accesso, il piazzale Gil, il muro divisorio con Villa Fiocchi,alzare il portone fino a 4, 70 metri per permettere l’ingresso delle vare più alte e del secondo piano.

La Sovraintendenza si è occupata proprio dello spazio adibito a museo.

I padroni, non ci crederete , sono le famiglie e gli enti detentori delle vare.

Tutte brave persone per carità, ma probabilmente, non più all’altezza della situazione, vista l’importanza assunta dalle statue.

Il loro modo di fare, la loro arroganza hanno messo Ko pure il Vescovo ed il Sovrintendente, con il Sindaco in tribuna.

Ora vorrei ricordare alle “famiglie” che delle vare sono i “detentori”. anzitutto ciò che Il dizionario dice di detentore :” chi ha disponibilità di qualcosa”, e per quel che sono i miei ricordi, se non in un paio di casi,non risulta da nessuna parte che abbiate “comprato” le vare. Piuttosto le avete ereditate dai ceti sociali di appartenenza. non ne siete Padroni .

Quindi per quale criterio potete stabilire che le Vare non vanno in quel museo?

Fatemi capire, ci sono buone probabilità che le Vare diventino patrimonio dell’Unesco e la famiglia tizio o Caio può decidere se va bene o no?

Ora posso in parte condividere le distanze prese dal Vescovo non avendo potere decisionale .Ma al Sindaco e soprattutto al Sovraintendente vorrei ricordare che hanno il potere di “impadronirsi” delle vare, proprio per il loro valore artistico, lasciando comunque il marchio delle famiglie ben in vista, e riconsegnandole ogni anno per la settimana santa.

Insomma lo stato dinnanzi ad un bene d’interesse storico e culturale “può” procedere con l’esproprio.

Sono certo che gli attori istituzionali sappiano benissimo che le Vare rappresentano il miglior volano del turismo nisseno. l’eventuale ingresso nel patrimonio del’Unesco comporterebbe un incremento turistico costante per tutto l’anno, enorme durante la settimana santa. Non sarebbe ora, di sfruttare la potenzialità da città capoluogo non subendo le prepotenze di qualche famiglia come se fossimo in un paesino di montagna dove il cantarsela e suonarsela da soli li rende lontani e soli, anche quando hanno un tesoro? Quali problemi care “famiglie” vi creano se si tengono in quel museo che sarà( siamo franchi) brutto, ma quanto meno dignitoso?

Certo , anche qui ci sarebbe da discutere. Chiamarlo” Museo” è cosa difficile..

Scusate ma ho l’impressione sia un deposito lucidato a nuovo dove le vare, magari ci entreranno..ma “impiccicati“e senza possibilità alcuna di poterle ammirare in tutta la loro bellezza.

Mah, io immaginavo un edificio dai colori più consoni con un percorso guidato, con tanto di storia video multimediale, con una via crucis interna, insomma un’altra cosa.

Chiudo con una nota importante, qualora decidiate che l’ex Gil non sarà un museo, di stare attenti.

Il finanziamento è stato concesso per il “museo delle vare”, qualora decidiate di cambiare destinazione d’uso, rischiate una denuncia per distrazione di danaro pubblico.

Vi saluto rassicurandovi del successo ottenuto dalle Vare agli occhi di Mogol, Maionchi, Zanotti e Britti..quest’ultimo bisbigliò..”certo nei luoghi adatti queste vare saranno valorizzate in tutta la loro magnificenza… Risposi ” Certamente…….”

Diceva Albert Einstain “Non è vero che abbiamo poco tempo: la verità è che ne perdiamo molto.”

moltissimo direi…

Ad Maiora..

Tony Maganuco

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