TFR ai lavoratori di aziende confiscate, Corte Costituzionale amplia tutele. Questione sollevata dal Tribunale nisseno

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La Consulta amplia la tutela dei lavoratori di aziende confiscate dallo Stato perché il titolare è indiziato di mafia. Lo fa dichiarando la illegittimità parziale della Legge di stabilità 2013.
A cadere sotto la mannaia della Corte costituzionale è in particolare il comma 194 dell’articolo 1 della legge nella parte in cui non include tra i soggetti legittimati a proporre domanda di ammissione al credito i lavoratori dipendenti, che non siano anche ipotecari, pignoranti o intervenuti nell’esecuzione. A sollevare la questione di costituzionalità era stato il tribunale di Caltanissetta, a cui si erano rivolti, per ottenere il pagamento di trattamento di fine rapporto, i dipendenti di una società le cui quote e il cui intero patrimonio erano stati confiscati all’esito di un procedimento di prevenzione. La Corte ha ritenuto la norma in questione in contrasto con la Costituzione perché finisce con il “pregiudicare il diritto riconosciuto al lavoratore dall’articolo 36 “ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

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