Tavolata di San Giuseppe all' IPM. "Per donare un po' di normalità nel solco della tradizione"

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Si chiama Fabrizio. È ospite dell’Istituto Penale per i Minorenni di Caltanissetta e lo abbiamo conosciuto durante lo spettacolo “Vorrei essere me”, il cui cast era formato da studenti del Liceo e da alcuni ragazzi dell’IPM ,  andato in scena il 18 marzo al Liceo Classico di Caltanissetta.

È il ragazzo che, durante l’intervista, ci ha detto di essere profondamente cambiato e che altro non aspetta se non il potersi riallacciare alla Società. Mai, però, avremmo immaginato di vederlo nei panni di San Giuseppe con accanto la Madonna e il Bambino Gesù.

Mercoledì 19, infatti, organizzata da Maria Rita Arenci , insegnante dell’Istituto, si è svolta all’interno dello stesso, la Festa di San Giuseppe, un classico della tradizione cattolica.

“Il senso della tavola di San Giuseppe – ci dice la d.ssa Maria Mercadante educatrice dell’Istituto –  è quello di donare del cibo a chi è meno fortunato …”

“U tuppi tuppi” – come lo chiama Maria Rita Arenci – è l’atto che segue il viaggio di Gesù, Giuseppe e Maria, cacciati da Erode e alla ricerca di un alloggio e consiste nel bussare alla porta di qualcuno per chiedere, con umiltà, un po’ di cibo.

Intervista organizzatrice Maria Rita Arenci – Intervista educatrice Maria Mercadante

Un po’ di cibo, si fa per dire. Perché non è possibile descrivere, se non attraverso le foto,  tutto il ben di Dio che, dopo la benedizione da parte del Parroco di Delia padre Carmelo Carvello,  è stato preso d’assalto da tutti i presenti. A preparare le pietanze, presentate anche in modo accattivante, hanno collaborato tutti, personale civile, penitenziario, alcuni componenti la Comunità del Bangladesh con i quali, da Natale,  si è creata una sorta di gemellaggio. 

“Noi vogliamo essere dentro le tradizioni” – dice durante i ringraziamenti la direttrice Nuccia Miccichè – e ci teniamo che la storia e le tradizioni continuino”.  Noi, da parte nostra, non possiamo che condividere ogni iniziativa volta a rendere più accettabile la permanenza di questi ragazzi nell’IPM ed a far apprezzare loro la normalità fatta, magari ,di cose semplici se non addirittura banali. Avere organizzato qualcosa che nella sua semplicità offre il “gusto della normalità” è un grande merito che riconosciamo a tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di una delle manifestazioni più belle che la tradizione ci offre.

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