Tangenti, arrestato il presidente di RFI Dario Lo Bosco. La Procura: “pervasività della corruzione”

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Dal 1997 è stato ininterrottamente commissario e presidente dell’Azienda Siciliana Trasporti, l’attuale presidente di Rete Ferroviaria Italiana, Dario Lo Bosco, arrestato stamane, con la concessione degli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione “Black list” della Procura della repubblica di Palermo.

Concussione e induzione indebita a dare o promettere utilità le accuse per Lo Bosco e altri due indagati per un giro di mazzette attorno a un grande appalto del Corpo forestale della Regione.

I poliziotti hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare chiesta dal procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Dino Petralia. Vanno agli arresti domiciliari il professore Dario Lo Bosco, presidente di Rfi (Rete Ferroviaria Italiana), già commissario della camera di commercio di Catania e presidente di AST trasporti, e i due dirigenti del Corpo forestale, Salvatore Marranca e Giuseppe Quattrocchi.

Dario Lo Bosco, presidente della Rfi, arrestato per concussione, avrebbe intascato una tangente di 58.650 euro legata ad un appalto per l’acquisto di un sensore per il monitoraggio delle corse dei treni.

Al centro dell’indagine le mazzette che sarebbero state pagate da un imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di un’impresa di costruzioni, strade e impianti eolici. Nelle scorse settimane, i poliziotti della Mobile l’avevano fermato all’aeroporto Falcone Borsellino, nella borsa aveva una cartella scritta al computer con una serie di nomi, cifre e date, erano i riferimenti alle mazzette pagate per costruire le torrette antincendio in mezza Sicilia. Fra quei nomi, riferimenti anche ad esponenti politici che però non sono indagati.

Il procuratore di Palermo, Francesco Lo Voi ha infatti affermato in conferenza stampa che non ci sono esponenti politici indagati. Ma l’arresto di Lo Bosco può comunque rappresentare un terremoto per la pubblica amministrazione siciliana. Nella “lista nera” infatti c’erano appunti con nomi, date e cifre di tangenti pagate dall’imprenditore Campione per “oliare” procedure burocratiche.

Anche grazie alle dichiarazioni di Campione, che ha accettato di collaborare con gli investigatori, la Squadra Mobile su delega della Procura ha portato a termine l’operazione.

Campione dopo essere stato fermato all’aeroporto Falcone-Borsellino, dove gli agenti gli sequestrarono il file incriminato, in auto non sapendo di essere intercettato diceva di “essere ormai rovinato”, in quanto consapevole della gravità del materiale trovatogli dagli agenti.

Al centro dell’inchiesta due distinte vicende: quella che coinvolge Marranca e Quattrocchi è relativa a un appalto per l’ammodernamento della rete di comunicazione via radio; l’altra, che riguarda Lo Bosco, ha per oggetto l’acquisto di un sensore. Alla seconda gli agenti sono arrivati indagando nel primo filone.

Nell’ indagine è coinvolto un grosso imprenditore agrigentino, Massimo Campione, titolare di una società di costruzioni e fratello di Marco Campione, che guida Girgenti Acque.

Il presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha già chiesto la convocazione dell’assemblea dell’Azienda siciliana trasporti, di cui Lo Bosco è presidente, per azzerare l’intero consiglio d’amministrazione. La Regione Siciliana è socio dell’Ast.

Parlando della lista sequestrata all’imprenditore Massimo Campion, il procuratore capo di Palermo, Franco Lo Voi ha affermato: “eravamo abituati a sequestrare i cosiddetti libri mastri degli estorsori, ora ci siamo trovati davanti a un diverso libro mastro, a metà tra libro mastro e ‘lista delle spesa’ con nomi e cifre”. Tutto questo, ha commentato, “è deprimente perché c’è quasi l’utilizzazione di quei metodi con riferimento non al pizzo ma alla corruzione”.

“La corruzione – ha proseguito Lo Voi – diventa sempre più pervasiva, ormai costituisce un fenomeno. Qualche giorno fa il procuratore di Roma ebbe a definire ‘deprimente’ la quotidianità della corruzione riscontrata in un diverso ambito. Credo di poter oggi utilizzare quello stesso aggettivo per descrivere non una quotidianità, ma descrivere la pervasività del fenomeno corruttivo, che è un fenomeno grave perché mina la liceità e le legittimità delle attività economiche impedendo il corretto svolgimento dei procedimenti amministrativi, la libera concorrenza, danneggiando il mercato e il territorio dei suoi cittadini”.

 

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