Taglio provincia nissena, il PD: "Stato non abbandoni aree interne. Evitare strage posti di lavoro"

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Giuseppe Gallè LomaglioPensare alle Province come espressioni amministrativo-burocratiche della presenza dello Stato nei territori, nell’epoca della globalizzazione, è arretrato e riduttivo: questo motiva i tagli che, in nome della spending-review, si abbatteranno sulle Province italiane in nome del risparmio, con una logica tutta quantitativa che conta kmq ed abitanti come unici parametri di riferimento.

Nella Repubblica delle autonomie invece, così come la Costituzione l’ha disegnata e specialmente dopo la riforma del Titolo V, il principio della sussidiarietà viene istituzionalizzato (cioè la non sovrapposizione di interventi pubblici e del privato sociale ma la loro integrazione funzionale), e le Province così hanno un senso diverso: non gerarchie burocratiche sovrapposte ai territori ma strutture efficaci di coordinamento di alcuni interventi.

E allora: le province “superstiti” ai tagli assommeranno le attuali competenze che duplicano interventi diversi, o non è più efficace scegliere solo alcune grandi questioni: acqua, rifiuti e ambiente, viabilità e comunicazioni per qualificare il ruolo delle Province ed eliminare tutti gli altri carrozzoni (ATO, Consorzi vari, enti di sottogoverno), questi sì costosissime duplicazioni della presenza istituzionale, permeabili alle vecchie logiche clientelari che inquinano ormai intollerabilmente la nostra vita pubblica?

Se le province, e tra queste quella di Caltanissetta, verranno eliminate, o accorpate senza ridefinirne le funzioni, tutti gli Uffici territoriali dello Stato e della Regione scompariranno (Questura, Prefettura, Soprintendenze, Genio Civile, Direzioni Finanziarie, Uffici Giudiziari, Provveditorato agli studi, etc., etc., etc.) con una strage di centinaia e centinaia di posti di lavoro, tornando ad una Sicilia dell’epoca feudale, in cui le città capoluogo erano tutte sulle coste, e l’interno dell’isola affidato ai poteri paralleli del feudalesimo e della criminalità.

Lo Stato non si può “ritirare” dalla Sicilia dell’interno, smantellando la sua presenza di presidio della legalità, anche sociale ed economica, oltre che giudiziaria.

Gallè GiuseppeMa questa battaglia non può essere delegata solo agli “addetti ai lavori”: deve essere la battaglia di tutti i cittadini di questo territorio, che devono mobilitarsi subito, insieme, in tutte le forme di presenza e di pressione sociale, chiedendo che la Regione, a cui compete il potere di ridefinire le Province in Sicilia, lo faccia guardando al presente e al futuro dei territori e non alla difesa di posizioni campanilistiche o di consistenza elettorale.

Raccogliamo idee, proposte, firme, nei gazebo, nei luoghi di lavoro, nei luoghi della socialità, anche telematica e virtuale, con volontà costruttiva, senza polemiche, ma, finalmente, fuori dall’indifferenza e dalla rassegnazione che rischiano di travolgere quello che resta di una società che ha saputo esistere dignitosamente nel passato, ma che non può continuare, irresponsabilmente, a guardare indietro.

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