Sul tema delle coppie Gay: solo uno specchietto per le allodole

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Tempi duri per la famiglia. Nel bel mezzo di una rivoluzione culturale che oscilla tra la non più comunità fondata sul matrimonio tra uomo e donna, e il non ancora diritto alle unioni civili, le famiglie tradizionali guidate dal family day sembrano aver perso la bussola. Ma, mentre perdono tempo a pensare di aver smarrito la loro identità, sfogando la propria rabbia su un falso obbiettivo (le coppie Gay), quello che veramente conta, è registrare che la politica sistematicamente le continua a ignorare.

L’Italia è rimasta l’unico paese d’Europa a negare i diritti elementari alle coppie Gay. Diritti che non tolgono nulla a quelle tradizionali: realizzano il principio di eguaglianza senza danneggiare nessuno. Ma in attesa di saper come andrà a finire, l’Italia è anche il fanalino di coda in Europa per le politiche a sostegno della famiglia. Vi investe appena l’’1% del Pil contro 1,7 della media europea. Meno del 12% dei bambini da 0 a 2 anni usufruisce di una asilo nido comunale.

Le madri con figli (tasso di attività del 63%) hanno molta più difficoltà a lavorare di quelle senza (82%). Una donna incinta su quattro perde il lavoro dopo il parto. Nessuno stupore se metter su famiglia è un lusso per pochi e se, con 8,5 bambini ogni mille abitanti, siamo in fondo pure alla classifica Ue della natalità. Anziché negare i diritti alle coppie di fatto, sarebbe doveroso allargare le opportunità per quelle sposate.

“Per crescere un bambino ci vuole l’intero villaggio”, recita un noto proverbio africano. Bisogna essere chiari. Perché la famiglia possa esprimere le sue potenzialità civili, economiche e sociali, in cima all’agenda politica, anche e innanzitutto a livello comunale, servono misura a sostegno di genitori e figli.

Si pensi al “quoziente familiare comunale” da adottare per la nostra città. Una misura che possa dare l’esempio di avvio di tutela e sostegno alle famiglie, anche nella nostra regione. Occorre urgentemente un patto sociale cittadino. Inizino i Consiglieri comunali di Caltanissetta. Si facciano promotori di una consulta familiare per elaborare una delibera consiliare, che determini un coefficiente correttivo a misura di famiglia (Quoziente Familiare di Caltanissetta), rendendo più eque e omogene le imposte locali e le tariffe. Rafforzare la capacità economica delle famiglie, può solo portare sviluppo per la nostra città ormai asfittica, non solo in termini di funzioni alla cura, all’educazione, al sostegno e all’accoglienza, ma soprattutto in crescita economica. Adottare un semplice investimento che genera un sicuro ritorno, vorrà dire prendere atto che sul terreno della famiglia e del capitale umano ci giochiamo la crescita e il futuro della nostra città.

Si dice: mancano le risorse. Il problema esiste, ma basta far pagare meno e pagare tutti. D’altra parte, fino a quanto dovremo sopportare il fatto che paghiamo tasse e contributi come i danesi o gli svedesi e riceviamo in cambio servizi sociali da Terzo o quarto mondo?

Peppe Firrone

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