Strangolato e il corpo fatto a pezzi con una motosega. Così venne ucciso il tabaccaio di Villarosa Giuseppe Bruno

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NICOSIA MAURIZIO GIUSEPPEChiuso dopo 13 anni il caso della scomparsa del tabaccaio di Villarosa Giuseppe Bruno. Si trattò di un efferato omicidio commesso nel maggio del 2004. La Dda di Caltanissetta con la Questura di Enna ed il comando dei Carabinieri, ha arrestato quattro appartenenti della famiglia Nicosia dell’omonimo clan mafioso di Villarosa. Il caso, più volte all’attenzione di “Chi l’Ha Visto”, oggi è stato risolto anche grazie alla collaborazione di un pentito, cugino dell’assassino.

 

Ascolta l’intervista al capo della DDA di Caltanissetta, Amedeo Bertone

NICOSIA AMEDEO NICOSIA DAMIANOLe indagini sviluppate dal 2015 dalla Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta hanno consentito di fare luce sulla scomparsa del proprietario della rivendita di tabacchi Giuseppe Bruno, avvenuta a Villarosa il 27 maggio 2004, oggetto di ben 5 puntate della trasmissione “Chi l’ha visto”.

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando provinciale e la Squadra mobile di Enna hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal Gip di Caltanissetta, su richiesta della Dda a vario titolo per omicidio, distruzione di cadavere aggravati dalla modalita’ mafiosa (Maurizio Giuseppe Nicosia e Michele Nicosia) e associazione di tipo mafioso nei confronti anche di Damiano e Amedeo Nicosia. A instradare gli investigatori nella ricostruzione del delitto, oltreché negli altri traffici del clan, un cugino dell’assassino, Santo Nicosia, che si è pentito nel 2015.

NICOSIA MICHELEBruno, allora 50enne di Calascibetta, era un autotrasportatore che con i propri risparmi aveva acquistato la tabaccheria a Villarosa. Prestò la somma di 80 mila euro alle persone sbagliate, ovvero ad un clan, la famiglia di Maurizio Nicosia di Villarosa, non organicamente inserito in Cosa nostra ma in grado di controllare il territorio nello spaccio, le estorsioni, l’usura e il controllo dei terreni per i pascoli. Bruno venne strangolato nella masseria di Nicosia e il suo corpo fatto a pezzi con una motosega. In parte venne dato in pasto ai maiali e in parte bruciato in dei bidoni. La sua colpa? quella di chiedere indietro i soldi prestati a Maurizio Nicosia, appena uscito dal carcere dove era finito a seguito dell’operazione “Scarface”. In galera aveva interrotto le rate per la restituzione del debito e la foga con cui Bruno avrebbe chiesto la restituzione dei soldi sarebbe stata alla base del delitto d’impeto, dentro un capannone nella masseria della famiglia Nicosia.

“Per la mia cliente oggi è come se fosse morto il marito”. Così l’avvocato della famiglia Bruno, Pietro Capizzi che è anche sindaco di Calascibetta. Nell’ultima trasmissione di Chi l’Ha visto anche l’appello della figlia di Bruno alla collaborazione da parte di chi sapeva. Il clan Nicosia è considerato il gruppo criminale dominante di Villarosa e i fratelli sono stati protagonisti anche della latitanza del boss gelese di cosa nostra Daniele Emmanuello, di cui hanno agevolato la latitanza. Non è un particolare, infatti, che Emmanuello venne ucciso in un conflitto a fuoco a Villapriolo, a pochi chilometri da Villarosa.

 

 

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