Stop ai finanziamenti per le periferie, l’associazione “PiuCittà”: la politica nissena si attivi

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Nota dell’associazione “PiuCittà” che di seguito pubblichiamo

La politica nissena, per dissidi e faide interne, ha già perso molti, troppi, treni. A volte, come nel caso dell’Università, favorendo territori limitrofi e depotenziando la risorsa della nostra centralità in una prospettiva di crescita pronta ad affrontare il terzo millennio. La Corte costituzionale, a seguito di un ricorso della regione Veneto, ha dichiarato l’illegittimità delle norme che garantivano il finanziamento del bando nazionale per la riqualificazione delle periferie. Il ricorso, accolto dalla Consulta, fondava le proprie motivazioni nel fatto che le amministrazioni regionali non sarebbero state coinvolte, per le materie di propria competenza, nel procedimento che assegnava i predetti finanziamenti. È utile in questa fase, ricordare che i fondi furono, in una prima fase assegnati secondo un confronto concorrenziale, che esitò una prima graduatoria, e in una seconda fase estesi a tutti i comuni che ne avevano fatto richiesta. I progetti che hanno fatto parte della prima fase sono stati fatti salvi dalla “mannaia” della sentenza della Corte. I progetti della seconda graduatoria, tra i quali vi è anche il Comune di Caltanissetta, che aveva presentato 17 progetti attorno alla riqualificazione del Villaggio Santa Barbara, non hanno resistito alla censura della Corte, che di fatto non rende possibile l’immediato finanziamento. Indipendentemente dalla qualità dei progetti, ed ai criteri delle predette graduatorie, su cui in questa sede non è opportuno entrare nel merito, non può non rilevarsi che la riqualificazione delle periferie, dovrebbe non solo costituire obiettivo primario della programmazione politica, ma si contestualizza in una vera e propria emergenza, proprio perché si interviene in contesti fortemente marginalizzati. In tale direzione, non vi è dubbio che l’intervento della mano pubblica deve essere tempestivo, affinché le sacche di esclusione sociale non si cronicizzino, rendendo vani eventuali impieghi ed interventi. Risulta evidente che tali somme vengano stornate, non già per un’ingerenza della Corte costituzionale nella scelta politica dello Stato, ma soltanto perché la medesima ha ravvisato la presenza di vulnus procedimentali, la cui rimozione permetterebbe la riproposizione dei progetti e la felice conclusione del relativo iter, con la realizzazione delle opere materiali ed immateriali previste. L’associazione piùCittà chiede con forza a tutti gli attori politici del territorio di non rendere tale questione un campo di battaglia per azioni di cattura del consenso, e di fare per una volta sintesi, concentrandosi sulle questioni tecniche che possano indurre la burocrazia, ai diversi vertici, a crono-organizzare velocemente il procedimento per sanare, laddove necessario, le procedure di contrattazione che coinvolgono anche la Regione, evitando di attendere il 2020 per una promessa più che per una certezza. Il tempo è prezioso e la città non può aspettare, per cui tutte le parti si devono sentire corresponsabili e partner della città. La politica del “tanto meglio, tanto peggio” non ci può appartenere. In questa direzione piùCittà offre la propria collaborazione, con le proprie competenze, ad elaborare soluzioni percorribili e piani di azioni che garantiscano una sollecita definizione di ogni problematica tecnica che si frappone tra la burocrazia ed il bene comune.

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