SS640, nota di Tecnis dopo sequestro: “Cmc stranamente vittima nella vicenda”

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“L’autorità giudiziaria di Caltanissetta ha sottoposto a sequestro 6 pali su un totale di 2.200 realizzati da Tecnis sulla statale 640. Le notizie fornite non lasciano alcuno spazio alla possibilità dell’errore umano nella mera esecuzione del lavoro, rispetto alla dolosa ed infedele esecuzione dell’opera, che non sussiste”.

Lo precisa in una nota la società, dopo il sequestro di alcune opere del cantiere sulla SS640 ad opera del Nucleo investigativo dei Carabinieri su disposizione del Gip con la contestuale notifica di 12 avvisi di garanzia tra cui uno a Bosco Concetto Lo Giudice, già ai vertici di Tecnis e, tra gli altri, ad un componente della direzione dei lavori.

“Le non conformità che hanno condotto al sequestro erano già note da tempo tanto che la Cmc – osserva la società – rilevando nel giugno 2015 le quote che Tecnis possedeva in Empedocle 2, ha trattenuto ben 500.000 euro per la risoluzione delle non conformità note, tra cui rientravano le opere sequestrate, e ben 700.000 euro per eventuali problematiche che potessero sorgere. La Cmc, quindi, pur dichiarandosi stranamente “vittima” nella vicenda in esame – prosegue la nota – nell’atto di acquisizione delle quote di Empedocle2 da Tecnis ha espressamente dichiarato di non aver nulla a che pretendere in relazione ai lavori eseguiti, che vengono pertanto accettati con assunzione di ogni relativo rischio, anche in relazione ai ritardi esecutivi e per gli esiti che dovessero derivare dal procedimento avviato dalla Procura di Caltanissetta. Tanto denota la perfetta conoscenza del problema e la soluzione già adottata”.

La Tecnis ritiene “distorto il collegamento della notizia riguardante le somme pagate da Bosco e Costanzo ad alcuni funzionari Anas con gli ipotizzati collegamenti di questi ultimi con elementi della ndrangheta calabrese”. “Rispetto a tale problema – si sottolinea nella nota – certamente Bosco, Costanzo e Tecnis hanno sempre avuto atteggiamenti decisamente contrari sino a determinare l’arresto di alcuni esponenti delle cosche calabresi con l’imputazione di estorsione. La notizia sulla vicenda Anas – conclude la nota – non si può disgiungere dal fatto che Bosco e Costanzo furono costretti a pagare per ottenere quanto alla Tecnis spettava di diritto. Null’altro esiste a loro carico nel processo romano”.

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