Sport, scuola e salute: l’oratorio dimenticato che continua a educare i giovani

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Sport, scuola e salute: l’oratorio dimenticato che continua a educare i giovani

Sport, scuola e salute: l’oratorio dimenticato che continua a educare i giovani

Si è svolto nella Sala Pio La Torre del Palazzo dei Normanni il convegno dedicato al rapporto tra sport, scuola e salute, tre pilastri fondamentali per la crescita delle nuove generazioni. All’incontro hanno preso parte rappresentanti istituzionali, esperti del mondo educativo e sanitario, in un confronto ampio e articolato sulle sfide che riguardano i giovani di oggi.Tra gli interventi, ha suscitato particolare attenzione quello di Arialdo Giammusso, presidente emerito della Nissa FC, che ha riportato al centro del dibattito il ruolo degli oratori, spesso trascurato nelle politiche educative contemporanee.Secondo Giammusso, lo sport rappresenta uno strumento straordinario di crescita personale, capace di incidere profondamente sul percorso dei ragazzi. Tuttavia, ha sottolineato come da solo non sia sufficiente: “Lo sport ha bisogno di essere inserito in un contesto educativo solido e continuo”, ha evidenziato, richiamando l’importanza di una rete formativa più ampia.In questo scenario, l’oratorio emerge come uno spazio privilegiato in cui sport, educazione e benessere si intrecciano quotidianamente. Non solo luogo di aggregazione, ma ambiente educativo in grado di trasmettere valori come rispetto, responsabilità e condivisione, accogliendo ogni giovane senza distinzioni.Un modello che affonda le sue radici nell’intuizione pedagogica di San Giovanni Bosco, il quale già nell’Ottocento aveva individuato nella relazione, nell’ascolto e nella presenza costante gli elementi chiave per educare efficacemente i giovani.All’interno dell’oratorio, anche lo sport assume una dimensione diversa: non più solo competizione, ma inclusione e crescita personale. Un approccio che contribuisce anche alla salute psicofisica dei ragazzi, offrendo alternative concrete al disagio e alla marginalità.Il tema si inserisce in un contesto di attualità. Nei giorni scorsi, infatti, ha fatto discutere la notizia di un oratorio palermitano condannato a risarcire i residenti per i rumori provocati dalle attività dei giovani. Un episodio che, secondo i relatori, solleva interrogativi più profondi sul modello di società che si intende costruire.Il dibattito resta aperto: il rumore dei ragazzi che giocano è un disturbo o un segnale di vitalità sociale?La riflessione rilanciata durante il convegno invita a una presa di coscienza collettiva. Per sostenere davvero le nuove generazioni, è necessario tornare a presidiare i luoghi della loro crescita con responsabilità e coerenza.In questa prospettiva, l’oratorio non è soltanto uno spazio educativo, ma una vera e propria palestra di vita, capace di affiancare scuola e sport nella formazione integrale dei giovani.

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