Speranze e proposte per una città che muore. L’ex primario Bevilacqua: “Educare e inserire nel tessuto sociale i minori stranieri”

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Lo scrivente dott. Liborio Bevilacqua, medico in pensione, già primario di Anestesia e Rianimazione presso l’Ospedale cittadino, Vittorio Emanuele prima e Sant’Elia dopo, in qualità di cittadino nisseno nato e cresciuto in questa città, intende porgere alcune riflessioni per un possibile recupero della città, cogliendo l’occasione della disponibilità economica proveniente da fondi comunitari.

La città di Caltanissetta attualmente è affetta a giudizio dello scrivente da una sindrome depressiva collettiva determinata da:decadimento urbanistico, assenza di vivacità produttiva e di programmazione a lungo termine, spopolamento dovuto alla fuga dei giovani per motivi di studio e di lavoro e della fascia produttiva della città, aggravati dal trend di denatalità che affligge l’Italia in questo periodo.

Eppure Caltanissetta nel recente passato, oltre che per il dinamismo economico derivante dall’attività mineraria che la configurò come capitale mondiale dello zolfo, si caratterizzava  come una città piccola ma con una sua distinzione, per il senso del decoro, una sobria eleganza delle persone e delle abitazioni, il discreto o anche buono livello culturale percepibile a scuola, nel linguaggio corrente, nei contatti amicali, nelle conversazioni e nelle varie iniziative culturali. Tutte qualità queste che conferivano alla città una dignità, una giustificata e meritata distinzione rispetto ad altri centri viciniori, magari più ricchi ma sicuramente marcatamente più “paesani”.

Favoriva questa situazione la posizione baricentrica e la facilità di contatti con le province limitrofe. Cosa che consentiva di attrarre nelle scuole cittadine,tutte di buon livello,i figli della borghesia dai centri vicini. Pervadeva la cittadinanza un maturato senso civico e una sentita apertura alla solidarietà sociale che lasciò percepire una aspirazione al sindacalismo. Così nell’ospedale “Vittorio Emanuele” si realizzò da parte dell’INAIL con l’interessamento della Chiesa uno dei primi reparti di traumatologia e ancora un ospedale pneumologico da parte dell’INPS (Ospedale Dubini).

Ancora più concretamente si realizzò questo senso di solidarietà nella fondazione di dell’Ospizio di beneficenza,destinato all’accoglienza degli orfani dei caduti in miniera che venivano avviati alla scolarizzazione e alla acquisizione di un mestiere (Tipografia – Falegnameria – Musica – e altri).

Le bambine venivano accolte presso l’Istituto Testasecca ove venivano avviate a lavori di sartoria, ricamo etc. Tale istituzioni cercarono di emulare l’opera del Martinit di Milano.

Le strutture di questi Istituti sono ancora presenti nel contesto cittadino, anche se ormai trascurate e saccheggiate.

Il suggerimento dello scrivente sarebbe quello di attingere  a fondi europei per  accogliere i minori extracomunitari non accompagnati, che numerosi approdano alle coste della Sicilia e che presumibilmente finirebbero  nelle grinfie della malavita organizzata, scolarizzarli in scuole convitto, avviarli ad una attività lavorativa e inserirli nel tessuto sociale cittadino. Questo rappresenterebbe un innesto di vita e vitalità in una città che muore e che negli ultimi dieci anni ha perso circa diecimila abitanti che sono stati sostituiti da residenti stranieri. C’è da considerare che Caltanissetta è dotata di una completa offerta formativa rappresentata da tutte le scuole di ogni ordine e grado,( es. scuola infermieristica- istituto alberghiero – Liceo e Conservatorio musicale – Istituto teologico – Varie facoltà universitarie).

Parimenti la posizione baricentrica e la facilità di accesso alla città assieme alla ricchezza dei reparti e alla comprovata competenza professionale dei sanitari,favorirono l’Ospedale nella individuazione del TERZO POLO SANITARIO PER L’EMERGENZA. L’intensa attività ospedaliera di quel periodo fino alla fine del secolo scorso,è facilmente riscontrabile dai registri operatori dei vari reparti chirurgici.

Attualmente l’Ospedale, fortemente impoverito di personale, si trova anch’esso in una situazione di decadimento, come tutta la città.

In conclusione mi permetterei di suggerire di porre fine alla costruzione di SALE DI RIUNIONE E AUDITORIUM, di cui già si contano una ventina per riunire chi più non ci sarà e piuttosto impegnarsi a recuperare la posizione baricentrica e  facilità di accesso, attivare le dighe esistenti ma non utilizzabili, creare attività produttive che offrano posti di lavoro.

La parabola della città è raffigurabile in quella del GRAND HOTEL VILLA MAZZONE,un tempo fulcro della vita cittadina, sede di feste, banchetti, balli, concerti, cerimonie e varie manifestazioni culturali. Oggi  è in funzione, ma come RSA di buon livello!

11.06.2021

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