Chi spera nelle dimissioni e chi guarda alla sfiducia sognando l’Election day ad Aprile

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“E’ venuta meno l’alleanza, lavoreremo per andare il più presto possibile a elezioni”, ci dice un esponente autorevole del Partito Democratico. Non un incendiario, bensì un moderato, che dopo l’uscita della delegazione del Pd dalla giunta Ruvolo, non può fare a meno di trarne le conclusioni. Significa che il PD presenterà o voterà la mozione di sfiducia?

E’ presto per dirlo. Innanzitutto dentro il Partito Democratico non c’è stata ancora una discussione. Solo un summit notturno dopo il consiglio comunale di giovedì in cui si è deciso urbi et orbi di uscire dalla giunta municipale cogliendo al balzo l’assist offerto dal sindaco e dagli assessori del Polo Civico e dei Centristi con l’uscita dall’aula, piantando in asso sindacati e dipendenti comunali. Il Pd rimanda le valutazioni ad una conferenza stampa la prossima settimana, dopo che la direzione del partito si sarà riunita. Significa che ad oggi le dimissioni dei due assessori non sono frutto di una scelta di tutto il partito, a meno che il partito non siano i consiglieri, gli assessori ed il segretario. Risulterebbe astruso, altrimenti, comprendere a cosa serva il dibattito all’interno del Pd se tutte le decisioni sono state già prese. Il Pd esce dalla giunta senza aver fatto neanche l’analisi del voto di domenica scorsa.

In molti guardano da destra (ed a ragione) ma anche da sinistra, all’Election day. Ovvero alla possibilità di andare al voto ad aprile per le politiche e le amministrative. Il partito democratico potrebbe trarre profitto da questa circostanza, ma a quale prezzo? Alle politiche non esistono i simboli di liste civiche e neanche le maxi coalizioni di partiti su base locale, come ad esempio il Polo Civico. Ciò potrebbe provocare un effetto trascinamento nell’indicazione di voto da parte di elettori dei grandi partiti che potrebbero aspirare a fare gli assi pigliatutto. Il discorso vale sia per il Pd che per Forza Italia e Movimento 5 Stelle. Chi ne avrebbe tutto da perdere sono i partiti e le liste a base regionale che nella scheda elettorale per le politiche sicuramente non ci saranno, come ad esempio Sicilia Futura, Diventerà Bellissima, Megafono etc… Ma anche Polo Civico, Cambiare Caltanissetta e tutte quelle altre liste locali che nascono come funghi alle elezioni comunali per poi sparire dopo aver ottenuto anche buoni risultati (chi ricorda le Officine politiche che ottennero tre consiglieri?). Verrebbero “schiacciati” dal peso di una campagna elettorale nazionale che porterebbe i big dei partiti in città con ampia mobilitazione di apparati.

Il prezzo da pagare per il centrosinistra è che si andrebbe al voto senza un progetto, o comunque senza alleanze che lo possano supportare. Per il centrodestra, al netto del vento in poppa dopo la vittoria delle Regionali, il rischio sarebbe invece di una conta prematura tra opposti schieramenti, già virtualmente in campo per contendersi la candidatura a sindaco. Il fatto che tutti i leader del centrodestra da Rudi Maira a Michele Giarratana, passando per l’intera ed eterogenea delegazione comunale, abbiano sostenuto Michele Mancuso per l’elezione all’Ars rischia di complicare piuttosto che semplificare la scelta del candidato, tanto più se vi sarà un’accelerazione.

In una posizione non più semplice sarebbe il Movimento 5 stelle che a Caltanissetta ha lasciato uno spazio vuoto dopo le regionali. L’enorme successo di Giancarlo Cancelleri in lista, infatti, non sedimenta automaticamente in consensi spendibili per le elezioni amministrative. Il deputato eletto è stato quello di Gela, Nuccio Di Paola (Cancelleri è salito come miglior secondo candidato presidente) e anche il terzo della lista provinciale era gelese, Ketty Damante. E i nisseni? Un’occasione persa per fortificare il Movimento nel capoluogo. Per non parlare del gruppo dei Centristi, alle prese con il dilemma se transitare in Sicilia Futura, ufficialmente all’opposizione del sindaco con in testa il coordinatore cittadino, Salvatore Licata. Più allettante proseguire con una giunta bi-colore, Polo Civico-Centristi, raddoppiando il numero di assessori.

In ogni caso ci sono solo tre strade per arrivare all’election day. Le dimissioni del sindaco, le dimissioni di oltre la metà dei consiglieri comunali e infine la mozione di sfiducia che dev’essere presentata da dodici consiglieri e votata in aula da venti. In tutti i casi si arriverebbe al commissariamento dell’Ente. Se questo dev’essere lo scenario, responsabilità vorrebbe che la sfiducia venga presentata subito, in modo da andare al voto in primavera, altrimenti sarebbe più serio non parlarne più, anche perché sei mesi prima della scadenza del mandato non è più possibile votarla.

Ciò che non stupisce è che l’uscita del Pd dalla giunta Ruvolo era annunciata da più parti ma si sia realizzata soltanto dopo le elezioni regionali. Quello della delibera sulla ricognizione del personale sembra poco più di un pretesto. Quella delibera, infatti, venne approvata all’unanimità in giunta e conteneva già allora il famigerato “allegato a” in cui c’erano nomi, cognomi e uffici di destinazione dei dipendenti da trasferire. Non a caso i due assessori uscenti, Ivo Cigna e Ilaria Insisa, parlano di “ultimo di una serie di atti di protervia e arroganza politica” del sindaco, sostanzialmente affermando che sarebbero usciti lo stesso.

In realtà dentro il partito democratico le posizioni sono molto più articolate di quanto si voglia far credere, ma il blocco renziano è riuscito a dettare i tempi. Troppo amari i bocconi da ingoiare in campagna elettorale quando improvvidamente alcuni esponenti del Polo Civico, che avrebbero dovuto tutelare l’esperienza amministrativa di cui sono promotori, hanno invece lanciato ammiccamenti a destra e a manca, entrando a gamba tesa in una campagna elettorale molto delicata e che vedeva impegnati gli “alleati” del Pd a sostegno di un proprio candidato, Annalisa Petitto, peraltro consigliere comunale. Il Pd del capoluogo dovrebbe anche domandarsi come mai l’unico deputato eletto all’Ars della corrente del ministro della giustizia Orlando sia proprio Giuseppe Arancio del collegio di Caltanissetta.

“Il sindaco è rimasto ostaggio dei suoi”, sussurra qualcuno dalla maggioranza. Chi lo sa, ma è pur vero che la rotazione del personale forse non andava fatta sotto elezioni e il sindaco avrebbe potuto suggerire più miti consigli. Sulla tempistica, non certo sul merito e sul metodo di cui politicamente ognuno si assume la responsabilità, gli oneri e gli onori, i meriti ed i demeriti.

Il sindaco Giovanni Ruvolo ha scritto che nelle prossime ore verificherà se vi sono le condizioni per ricomporre il plenum della Giunta. Ha anche detto che rispetterà le decisioni del Consiglio comunale lasciando quindi intendere che, se non vi sarà la sfiducia, l’amministrazione andrà avanti con ciò che resta dell’Alleanza per la città. Non è un caso che dalle colonne de La Sicilia oggi il sindaco abbia citato le critiche al Pd mosse dal presidente Piero Grasso. Nel 2014 dell’alleanza per la città faceva parte quella Sinistra Italiana che oggi, con Mdp, spinge per la leadership a sinistra del presidente del Senato.

 

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