Sotto la tutela della Soprintendenza le antiche macchine tipografiche dell’ex Ospizio di Beneficenza. Le storiche foto

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Sono bellissime e se ci si lascia catturare dalle foto, sembra quasi vogliano domandarsi perché nessuno le ammiri e nessuno le curi. Sono le antiche macchine tipografiche che si trovano in stato di abbandono presso l’ex Ospizio di Beneficenza e che la Soprintendenza ai Beni CC.AA. ha posto sotto la propria tutela.

L’arch. Daniela Vullo

Non ci sorprende la tempestività con cui l’arch. Daniela Vullo, neo Soprintendente di Caltanissetta, ha raccolto l’invito di alcune Associazioni che si occupano di tutela di beni culturali a “proteggere” gli storici macchinari e avviare l’iter perché un giorno, speriamo non lontano, se ne possa fare un museo.

Il progetto, oltre a salvaguardare dei beni che hanno sicuramente scritto una pagina di storia della nostra città, è affascinante. Non sappiamo quanti dei nostri lettori abbiano visto in funzione una macchina tipografica e siano stati catturati da quella  – ci sia consentita l’espressione   –  “intelligenza meccanica”  che trasforma un banale pezzo di carta in qualcosa di vivo recante con sé un messaggio che, bello o brutto che sia, è servito a testimoniare e a cristallizzare un evento, una data, un personaggio.

Intervista all’arch. Daniela Vullo, Soprintendente ai Beni Culturali

«La tipografia dell’Ospizio di Beneficenza di Caltanissetta – si legge in uno studio appassionato del prof. Antonio Vitellaro, pilastro della Cultura nissena – con la sua scuola di formazione dei futuri tipografi, fu la “madre” di tutte le attività tipografiche della città e dell’intera provincia che, per tutto l’Ottocento, comprendeva gran parte dell’attuale provincia di Enna. Furono allievi della scuola dell’Ospizio, Giuseppe Imbrosciano da Riesi, Eustachio Silverio da Niscemi, Michele Arces da Caltanissetta e Giovanni Scarantino da Caltanissetta”.

“L’esperienza della scuola tipografica – continua l’illustre studioso nisseno – fu certamente la più conosciuta e apprezzata dell’Ospizio ma presso di esso furono istituite anche le officine del sarto, del falegname, del calzolaio, dell’ebanista e, persino, una scuola di plastica affidata al celebre scultore napoletano Francesco Biancardi, l’autore delle preziose “Vare” che rappresentano le stazioni della Via Crucis e che tuttora vengono portate in processione il Giovedì Santo a Caltanissetta».

A catalogare le preziose macchine e tutti gli accessori che di esse fanno parte, stanno provvedendo Raimondo Curto e Giusi Ballacchino, esperti catalogatori della Sezione Etno-antropologica della Soprintendenza.

La d.ssa Rosalba Panvini

“Devo dire che in questa operazione di recupero – ci dice la Soprintendente Daniela Vullo – si è trovata perfettamente in linea con me la d.ssa Rosalba Panvini attuale Commissario dell’ex Provincia Regionale, che ci ha permesso di accedere a questi locali dando la massima disponibilità e manifestando la speranza che possa realizzarsi un museo”.

“Colgo l’occasione – aggiunge Daniela Vullo nell’intervista rilasciataci – per rivolgere un invito al Sindaco e all’Assessore alla Cultura, perché possano farsi promotori per la realizzazione di un piccolo museo”.

È nostra opinione che un museo che ospitasse questi complessi macchinari, frutto dell’ingegno umano e realizzate senza l’ausilio di mezzi digitali, oltre a costituire  un punto fermo nella Cultura storica del Territorio, accenderebbe la curiosità di quanti ne ignorano il funzionamento.

Sembra quasi di vedere già gli “eredi” dei vecchi tipografi, aggirarsi tra quelle rumorosissime macchine, sicuramente con un pizzico di nostalgia, forse anche di affetto.

FOTOGALLERY DELLA ANTICHE MACCHINE TIPOGRAFICHE

 

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