SOS. Salviamo la scuola e quindi gli studenti e i docenti

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Rocco GuminaLa recente discussione politica e sociale sulla legge di stabilità ha mostrato ancora una volta che il periodo di austerità e di sacrifici è probabilmente molto lontano dal finire. La proposta del governo riguarda quasi nella globalità i cittadini italiani appartenenti a quella sfera (più che classe) sociale di coloro che negli ultimi anni sono stati chiamati a rinunce gravi e dolorose. Un settore, in particolare modo, appare penalizzato: quello della scuola e quindi dei docenti, degli studenti (ovvero degli italiani di oggi e del futuro). Infatti la proposta del ministro Profumo è quella di aumentare l’orario di cattedra dalle 18 alle 24 ore per tutti i docenti della scuola secondaria di primo e di secondo grado. Tale aumento dell’orario, non avrebbe nessun corrispettivo sul versante economico, ma sarebbe ripagato da 15 giorni di ferie che non possono essere sfruttati durante il periodo scolastico. Dinanzi a tale scenario è opportuno fare una seria riflessione su quello che gli italiani ritengono utile per l’oggi e per gli anni a venire. Se si concretizzasse tale ipotesi che non ha paragoni in Europa, avanzata come proposta dal Ministro dell’Istruzione, 1/3 delle cattedre verrebbe meno. Ciò vuol dire che 1/3 di docenti tra precari e di ruolo verrebbe tagliato: un’enormità che potrà benissimo ulteriormente paralizzare il nostro Paese. Sul versante dei docenti, questo significa che i recenti concorsi per cattedre indetti dal Ministero dell’Istruzione sono semplicemente annunci propagandistici privi di fondamenta e che le porte di accesso per questa professione/missione sono completamente sbarrate per i prossimi anni. Quantificare il costo sociale e antropologico della perdita del lavoro di un terzo dei docenti italiani è impossibile.

Sul versante della didattica, le conseguenze della proposta di Profumo non sarebbero meno drammatiche: si passerebbe da 150-200 alunni dei docenti di lettere (con più ore per singola classe) ai 600-650 alunni dei docenti di religione cattolica (un’ora soltanto a settimana per classe). In queste ipotetiche, e speriamo non concretizzabili, condizioni si può con serietà parlare di una riforma della scuola per un suo miglioramento? No di certo! Si potrebbe affermare, invece, la definitiva scomparsa di ogni importanza della scuola da parte della politica e del governo. I docenti e l’intero personale della scuola, il quale spesso si trova a gestire e vivere situazioni estreme specialmente nelle scuole e nei contesti a rischio, in questi anni è stato quello maggiormente colpito. È opportuno con sempre maggiore forza e convinzione presentare anche nella prospettiva del dibattito pubblico, l’importanza della scuola nel suo insieme per la società italiana. Il docente nella situazione odierna non lavora semplicemente 18 ore a settimana. A questo impegno, infatti, vanno aggiunti: consigli di classe, collegi dei docenti, progetti formativi, formazione permanente, incontri con i genitori ecc. Lo studente, invece, ha diritto di ricevere una formazione globale utile per la sua maturazione umana e scolastica. La scuola non può essere il salvadanaio del governo. Essa insieme alla famiglia, è una delle pochissime istituzioni ad essere veramente importante per l’intera società italiana. Occorre “salvarla” dalla proposta del ministro Profumo, per “salvare” l’Italia. 

Rocco Gumina

Responsabile Dipartimento Scuola e Problematiche Giovanili UDC Sicilia

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