“Sono finite le infermiere in gonnella”. Sciopero Nursind: “vogliamo dignità professionale”

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Sit in degli infermieri del Nursind davanti l’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta, nell’ambito della manifestazione nazionale con presidi in tutta Italia e a Roma, davanti a Montecitorio.

Stipendi bloccati, assunzioni bloccate e carenze di organico degli ospedali di Caltanissetta e San Cataldo, ritmi insostenibili e de-mansionamento. Questa la piattaforma del sindacato degli infermieri nella giornata di mobilitazione.

IMG_7585A Caltanissetta, il 50% del personale è stato precettato dall’Asp per garantire i servizi essenziali e le emergenze. In tutto, fa sapere il Nursind, hanno aderito al Po Sant’Elia 300 infermieri su 500.

Infermieri costretti a fare gli operatori assistenziali, reparti lasciati a una sola figura per operazioni delicate, altri reparti perfino insicuri, vista l’assenza di guardie giurate e la presenza di un solo infermiere in organico la notte.

Problematiche complesse che derivano in parte dal contratto nazionale, fermo da anni, e da peculiarità territoriali.

L’impressione che si ricava è che agli infermieri, oggi inquadrati come professionisti del sistema sanitario, in grado di svolgere mansioni un tempo riservate ai soli medici, viene chiesto un lavoro che si addice agli operatori socio sanitari e socio assistenziali, molti dei quali, però, sono andati in pensione e non sono stati sostituiti, mentre le cooperative sociali, lavorano sempre meno.

Nel reparto di neurochirurgia, ad esempio, gli infermieri che assistono i pazienti nelle attività sanitarie, spesso si trovano a farlo tra un cambio di lenzuola al paziente, o una colazione da servire.

Nel reparto di ortopedia, la notte, l’unico infermiere in servizio, si trova spesso a prendere decisioni di competenza dei medici, visto che il medico non è in servizio ma solo reperibile. E nel caso di ortopedia parliamo di ricoveri per “acuti”. Tra l’altro, il reparto è incustodito e la notte l’infermiere deve anche fare il “vigilantes”.

Al reparto di emodinamica, in un turno ci sono solo due infermieri nei giorni in cui c’è anche il day hospital, e un solo infermiere negli altri giorni, mentre sono sei i posti letto di pazienti gravi, con patologie che richiedono assistenza a 360°, con pazienti che manifestano piaghe, emorragie e altre problematiche complesse. Quando vi è un solo infermiere, garantire queste attività diventa difficile.

Antonella Iacona, segretaria aziendale del Nursind del Sant’Elia, spiega come “l’adesione è stata un grandissimo successo”.

“Il primo punto è l’aumento dell’organico , insufficiente per l’assistenza. Il riconoscimento economico è rimasto indietro anni. L’infermiere non è riconosciuto, i nostri ragazzi laureati hanno diritto al riconoscimento professionale, sono finite le infermiere in gonnella. Ci siamo staccati da quel vecchio modello, abbiamo una laurea come tutti gli altri. Non viene riconosciuta la dignità quando si chiede a un infermiere di pulire le sedie, quando poi gli viene chiesto di stabilizzare un paziente, o curare una persona come fa il medico con la sua scienza e come facciamo noi con la nostra scienza”.

“Il numero di operatori Osa e Oss, figure che dovrebbero affiancare il servizio alberghiero in ospedale, non viene garantito ed è ciò che chiede l’utenza”. Antonella Iacona, segretario Nursind del Sant’Elia piega che “non può e non deve garantirlo l’infermiere. Dovrebbero garantirlo gli operatori socio assistenziali, l’infermiere non ha queste mansioni, è bene chiarirlo. Noi completiamo il lavoro che il medico conferisce con le cure. L’infermiere eroga le cure e per questo deve essere garantito il suo apporto professionale”.

Problematiche simili all’ospedale Maddalena Raimondi di San Cataldo, come spiega Maurizio Rizzo, segretario del presidio per il Nursind. Con lui ci sono gli altri esponenti sindacali degli infermieri, tra gli altri, Lidia Mangione, Patrizia Messina, Giuseppe Neri.

Quest’ultimo attacca frontalmente l’Ipasvi, che in pratica l’ordine degli infermieri. “Il reparto lo gestiamo solo noi – spiega Neri – il medico è solo reperibile e siamo noi a entrare in gioco nelle emergenze in prima linea”.

“Non è mai venuto, l’Ipasvi a chiederci cosa abbiamo bisogno. Sin dalla sua istituzione a livello nazionale la signora Silvesrtri, rappresentante nazionale, adesso è senatrice, con conflitti d’interesse e rappresenta l’Ipasvi che ci ha lasciato alla deriva”.

 

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