“Il sonno della ragione genera mostri”… e un territorio in mano ai burocrati

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Leandro Janni

(di Leandro Janni – pres. Italia Nostra – Sicilia) Francisco Goya ha scritto: «Il sonno della ragione genera mostri». Indubbiamente questo 2016 è assai turbolento, a Caltanissetta. Insomma: prima la caduta degli “dei” dell’antimafia, poi l’operazione di polizia “Perla Nera”, adesso le audizioni  del sindaco Ruvolo, del segretario generale Lanzalaco, del capo dell’Ufficio tecnico comunale Tomasella e quindi della presidente del Consiglio comunale Montagnino, presso la Commissione regionale antimafia diretta dal deputato regionale Musumeci. Questo, a seguito di una lettera anonima: l’attenzione pare sia puntata sull’attività urbanistica, sulla gestione dei rifiuti e i doveri di trasparenza nell’ambito della burocrazia comunale, ma anche sulle presunte contiguità di alcuni consiglieri comunali con soggetti mafiosi o appartenenti a organizzazioni criminali. Fatti che hanno sconcertato, sorpreso l’opinione pubblica nissena, i cittadini. Meno, invece, hanno sorpreso noi di Italia Nostra.

Quanti documenti, quanti esposti abbiamo dovuto scrivere e rendere pubblici, nel corso degli anni, su tante questioni urbanistiche e sui cosiddetti “lavori pubblici”. Dunque, lo stato delle cose appare, quantomeno ai nostri occhi, chiaro, chiarissimo: il programma delle opere pubbliche, il destino urbanistico di questa città e di questo territorio è in mano ai burocrati. Essi decidono cosa fare, come fare, quando fare. Dimostri con nettezza, adesso, l’Amministrazione comunale guidata da Giovanni Ruvolo, insieme a tutte le altre pubbliche istituzioni, che le cose stanno cambiando, che le cose cambieranno. E d’altronde, come abbiamo già avuto modo di scrivere, nei casi di buona amministrazione, di buona programmazione e progettazione, processo, contenuto e regola coincidono. Virtuosamente. Nei casi di buona amministrazione le cosiddette “opere pubbliche” vengono realizzate bene, a regola d’arte, in tempi e modi adeguati. Con costi adeguati. Nel rispetto delle leggi e delle istanze autentiche dei cittadini. Della comunità. Quando ciò non accade, è evidente, qualcosa non va. E la comunità paga un prezzo altissimo. E d’altronde, come ha affermato di recente il presidente dell’Associazione nazionale magistrati  Piercamillo Davigo,  «la classe dirigente di questo Paese quando delinque fa un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e fa danni più gravi». In abito urbanistico, poi, gli effetti del malgoverno sono leggibili sul territorio.

Un’ultima cosa: nel corso di una recente passeggiata culturale (26 marzo 2016) al Cimitero Angeli, nell’ambito della manifestazione “Passio Communis”, volta alla lettura delle principali testimonianze dello storicismo architettonico ottocentesco e alla riscoperta delle sepolture degli uomini illustri nisseni, chi scrive è intervenuto evidenziando da un lato gli orrendi, recenti La lapide del Cav. Alfonso Barbera_2016manufatti edilizi che connotano la parte nuova del cimitero, dall’altro evidenziando, nella parte antica, la malridotta lapide della umilissima tomba a loculo in cui giacciono le spoglie mortali del Cav. Alfonso Barbera. Validissimo ingegnere capo del Comune di Caltanissetta, Alfonso Barbera è stato uno dei protagonisti dell’architettura ottocentesca nissena. Autore, tra l’altro, della Fontana di Villa Amedeo, della Chiesa di San Sebastiano, del Teatro Regina Margherita,  di Palazzo del Carmine, del Cimitero Angeli e, nel 1881, del primo Piano Regolatore  della città.  «Qui dorme il sonno dei giusti…» è scritto sulla tomba del Cav. Alfonso Barbera. Certo: il sonno dei giusti in una città ingiusta e smarrita. Perduta. Una città che per troppo tempo è sprofondata nel sonno della ragione.  Inesorabilmente.

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