Slot taroccate ma senza mafia. 40 condanne per frode informatica, assoluzioni per associazione mafiosa

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Cadono le accuse di mafia, associazione mafiosa per alcuni imputati e concorso esterno per altri. Cadono anche le accuse di peculato per tutti gli imputati. Rimangono invece confermate dal giudizio di primo grado le accuse di frode informatica e per alcuni episodi di estorsione.
arresti_624x300-caltanissettaSi conclude con una sentenza agrodolce il primo grado di giudizio nato dall’operazione “Les Jeux Sont Faits”, la mega retata della squadra mobile di Caltanissetta su un giro di slot machines taroccate che avrebbe visto la compiacenza dei titolari di numerosi bar e locali pubblici nisseni e sullo sfondo il potere di Cosa nostra.
Accuse in parte confermate e in parte no, dalla sentenza di primo grado emessa oggi.
Il collegio giudicante (presidente il giudice Antonio Napoli, a latere Marco Sabella e Valentina A.Balbo) ha assolto dalle accuse di concorso esterno in associazione mafiosa, illecita concorrenza aggravata dal metodo mafioso e peculato l’imprenditore Salvatore Allegro (difeso dall’avvocato Massimiliano Bellini)- padre di Matteo – che invece è stato condannato a 4 anni e 1.300 euro di multa soltanto per frode informatica. Per lui il pm Giovanni Di Leo aveva sollecitato 18 anni di carcere. Suo figlio Luigi Allegro, invece, è stato condannato a 3 anni di carcere e 900 euro di multa per frode informatica.
Assolto dall’accusa di essere un esponente di spicco di Cosa Nostra Salvatore Di Marca (difeso dall’avvocato Dino Milazzo), anche lui prosciolto dalle accuse di peculato, illecita concorrenza aggravata dalla metodologia mafiosa “per non aver commesso il fatto”.
Non è un affiliato a Cosa Nostra neanche Marco Angotti (difeso dagli avvocati Dino Milazzo e Sergio Iacona) che è stato assolto dal reato di associazione mafiosa “per non aver commesso il fatto”, ma condannato a 8 anni di reclusione e 3.600 euro di multa per tentata estorsione senza l’aggravante mafiosa e frode informatica. Resta detenuto, ma non per il 416 bis.
Cade l’accusa di illecita concorrenza anche per Giuseppe Vinci, Salvatore Cataldi e Lirio Torregrossa (il fatto non sussiste) così come è stato assolto il napoletano Stefano Cristiano per non aver commesso il fatto. Si è sgretolata per tutti – noleggiatori di slot e titolari di bar – l’accusa di peculato, che era già stata respinta prima dal Tribunale del Riesame e poi dalla Cassazione.
Imputazione scartata dal tribunale che ha assolto “perché il fatto non sussiste” Salvatore Allegro, Luigi Allegro, Marco Angotti, Salvatore Cataldi, Lirio Torregrossa, Salvatore Fonti, Salvatore Frangiamore, Anna Iapichino, Vincenzo Lanzafame, Maria Catena Giuseppa Lipani, Vito Aldo Amico, Giancarlo Barberi, Salvatore Massimo Barberi, Santo Bassolino, Franco Bingo, Giuseppe Corbo, Francesco Paolo Cravotta, Giuseppe D’Anca, Pietra Di Marco, Alessandro Domenico Farruggia, Aldo Alessandro Foglietto, Giuseppe Amedeo Foglietto, Roberto Lo Bello, Luigi Lo Monaco, Maurizio Lo Piano, Luigi Lombardo, Alfonso Martorana, Vincenzo Felice Martorana, Giuseppe Monelli, Maria Paternò, Salvatore Arcangelo Romano, Fabio Massimiliano Saja e Michelangelo Vinciguerra. Di contro tutti quanti sono stati condannati a 1 anno e 400 euro di multa per frode informatica.
Il vigile urbano Angelo Alfredo D’Anna, la moglie Maria Grazia Amico, Biagio Mangiavillano e Matteo Lombardo sono stati assolti dall’accusa di peculato, mentre soltanto D’Anna è stato condannato a 3 anni di reclusione e 900 euro di multa per frode informatica e interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Amico, Mangiavillano e Lombardo a 2 anni ciascuno e 600 euro di multa, anche loro per frode informatica.
Assolti dall’accusa di corruzione e frode informatica invece il poliziotto Agostino Sergio Longo – che è stato condannato a 4 anni e 6 mesi per corruzione, frode e omessa denuncia e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Assolti i finanzieri Giuseppe Milazzo, Gaetano Messina, Antonino Inglese e Pio Fallarino “per non aver commesso il fatto” e perché il fatto non sussiste”. Longo è stato assolto da un’altra accusa di rivelazione del segreto investigativo “per non aver commesso il fatto”. Assolto da ogni accusa l’ex maresciallo della Finanza Matteo Saracino (difeso dall’avvocato Giuseppe Dacquì) che rispondeva di frode, mentre l’ex maresciallo delle Fiamme Gialle Franco Nardulli è stato assolto dall’accusa di frode informatica ma condannato a 4 anni per un episodio di corruzione. Di tentata corruzione era accusato il finanziere Giuseppe Monterosso: a lui sono stati inflitti 2 anni e 8 mesi.
Inoltre il Tribunale ha condannato i colpevoli a risarcire in sede civile i danni patrimoniali e morali alle parti civili costituitesi, in particolare ai Monopoli di Stato e al Comune di Caltanissetta, ciascuna delle quali dovranno essere risarcite 1.710 euro per le spese processuali.
La sentenza emessa oggi che esclude connivenze tra la mafia e il sistema Allegro potrebbe a questo punto entrare nel processo d’appello – fissato per giovedì prossimo – a carico di Matteo Allegro, che in primo grado è stato condannato a 12 anni e 2 mesi anche per mafia. Il pool difensivo era composto dagli avvocati Massimiliano Bellini, Dino Milazzo, Rosario Di Proietto, Giuseppe Dacquì, Sergio Iacona, Dino Milazzo, Walter Tesauro, Danilo Tipo, Calogero Buscarino, Giuseppe Panepinto, Michele Ambra, Ernesto Brivido, Gianluca Amico, Salvatore Baglio, Salvatore Daniele, Alberto Fiore, Boris Pastorello, Alberto Salpietro.

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