“Sindaco non ha bacchetta magica”, la riflessione di Michele Pilato. “No a masanielli voltagabbana”

1284

Mentre a Palermo un trio inedito (Ferrandelli, Buttafuoco e Fava) pensa che il male della Sicilia sia la vituperata autonomia, anche a Caltanissetta si fa a gara a chi la spara più grossa, con l’obiettivo di azzerare un’esperienza politico-amministrativa che a solo un anno e pochi mesi di vita sta vivendo il suo primo psicodramma: essere veramente il cambiamento o rivivere l’incubo delle passate esperienze!

Ognuno, ovviamente, è libero di pensare quel che crede; ma da cittadino penso che un ragionamento politico debba avere, da qualsiasi posizione venga fatto, come unico obiettivo il Bene Comune.

Da Palermo ci dicono che per migliore le condizioni della Sicilia occorre disfarsi dell’autonomia, pensando, forse, a quel medico che vedendo il proprio assistito incapace di camminare speditamente perché azzoppato, gli proponga di tagliarsi le gambe per potere utilizzare una carrozzina spinta da una persona in migliori condizioni; parimenti a Caltanissetta, alcuni esponenti politici, ci dicono che per migliorare la situazione bisogna disfarsi del Sindaco, perché, dopo appena un anno, con la sua bacchetta magica, non ha avuto la capacità di risolvere tutti i problemi della città.

Quindi le soluzioni sono nel primo caso la perdita di qualcosa, nel secondo la sostituzione di qualcuno?

E’ indubbio che siamo arrivati al dunque, la Sicilia rischia la bancarotta e a Caltanissetta si rischia di vedere infranti i buoni propositi.

Penso che un cittadino che abbia a cuore veramente le sorti della propria terra non debba indossare gli abiti del “fanatico tifoso”. Quindi, non intendo fare la parte del saccente, ne quella del fazioso supporter, mi limiterò a porre qualche domanda ed avanzare una piccola considerazione: quando impareremo che questa terra non ha bisogno di soloni? Quando riusciremo a mettere al bando i masanielli voltagabbana? Quando comprenderemo che le istituzioni sono un patrimonio comune da tutelare e non il luogo dell’autoreferenzialità o degli interessi di parte?

Il cambiamento, nella “Terra del Gattopardo”, si identifica spesso con l’avvicendamento dei singoli. Ma ormai abbiamo compreso che i singoli non riescono da soli a modificare l’ambiente ne a risollevarlo dai suoi atavici vizi. Anzi, nelle malsane condizioni nelle quali le organizzazioni politiche e burocratiche versano, i protagonismi individuali rafforzano gli agenti patogeni dell’inefficienza e dell’interesse personale, fino ad arrivare a favorire le storture della slealtà politica e della corruzione. Come la muffa che si rigenera, espandendosi con le sue spore perché si è incapaci di risanare l’ambiente “umidiccio” nel quale si vive, così succede nelle comunità, quando al solito slogan del tanto meglio tanto peggio, si da forza a quelle frange di voltagabbana e masanielli che si combinano e ricombinano allo scopo di mantenere lo status quo nel quale rimestare i propri interessi di bottega.

Allora il vero cambiamento parte con l’isolare e debellare le spore ingombranti e sgradevoli dei voltagabbana, rispettando ed onorando il ruolo costruttivo delle opposizioni, ponendosi nelle condizioni di definire rimedi di gestione e di metodo che facciano della partecipazione non più uno slogan, ma un sistema col quale far crescere una coscienza civile ed un identità comuni.

In questo senso, da cittadino comune, mi sento di chiedere a tutti i protagonisti della vita pubblica locale atti di responsabilità, col l’obiettivo di riformulare una presenza nelle istituzioni costruttiva. C’è tempo per campagne elettorali e slogan elettoralistici. Oggi serve compattezza e condivisione. L’ente locale è l’istituzione più prossima al cittadino, ma per le scelte infauste dei governi centrale e regionale, sono lasciati alla deriva senza alcuna scialuppa ne risorsa.

Occorre che le comunità compattamente facciano sentire la propria voce, non contro il Sindaco, l’assessore o il consigliere comunale, anch’essi cittadini della comunità locale e che comunque devono fare la loro parte, ma unitamente ad essi per rafforzare l’idea che sono le comunità con i cittadini i veri protagonisti della vita pubblica.

Questo è il fondamento del principio della partecipazione e su questo che si deve basare lo sforzo comune di migliore le condizioni di vita quotidiana per definire le condizioni di sviluppo sociale ed economico anche per il futuro delle giovani generazioni.

Michele Pilato

Commenta su Facebook