Sicilia, cornice di Senso. Al Margherita la giornata conclusiva del concorso letterario

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Giornata conclusiva, venerdì mattina al Teatro Margherita, per il concorso letterario nazionale “Sicilia, cornice di senso”, promosso dal Liceo Classico, Linguistico e Coreutico “R. Settimo” di Caltanissetta, al fine di avviare una profonda riflessione sulla nostra isola e sulle sue straordinarie peculiarità. Un concorso per componimenti creativi partito dalla visione di un’immagine del mercato della Strata ‘a Foglia e che ha impegnato gli studenti di diverse scuole siciliane e del resto d’Italia: Firenze, Messina, Palermo, Acireale e Caltanissetta. Previsto anche un concorso interno, per gli studenti del Liceo Classico, che a propria volta hanno collaborato nella giuria presieduta dallo scrittore e musicista

La dirigente con gli insegnanti del Liceo "R. Settimo"
La dirigente con gli insegnanti del Liceo “R. Settimo”

Nino Vetri che giovedì pomeriggio ha incontrato i ragazzi. Venerdì, invece, la chiusura, con la riproposizione in matinée di “Lingua di Cane” di Giuseppe Cutino. Ad organizzare il concorso le proff.sse Lucia Amico, Silvia Pignatone, Marcella Romano, Nadia Rizzo e la Dirigente dei servizi amministrativi, Mariangela Infantino, con il coordinamento della Dirigente Irene Collerone. Ad aggiudicarsi il primo premio del primo concorso “Sicilia, Cornice di senso” Martina Giugno dell’Iss Luigi russo di Caltanissetta, seguita da Sofia Muscato del Liceo Classico, Vittorio emanuele di Palermo e Giorgio Pace, dello stesso liceo palermitano. Per il concorso interno riservato agli studenti del Liceo “Settimo”, Valentina Lomaglio seguita da Elena Sofia Zarcone e Beatrice Pitruzzella.

Intervista alla Professoressa Silvia Pignatone

Lingua di cane (ph Daniele Puglisi)
Lingua di cane (ph Daniele Puglisi)

E prima del matinee dedicato agli studenti, lo spettacolo “Lingua di cane o delle morti silenziose in mare” è stato proposto giovedì sera al Teatro Margherita nell’ambito della stagione teatrale diretta da Moni Ovadia. Scritto da Sabrina Petyx e diretto da Giuseppe Cutino, lo spettacolo trae spunto dal nome di quei pesciolini che vivono invisibili nei fondali sabbiosi, per affrontare, attraverso un parallelismo piuttosto azzeccato, il tema dei flussi migratori: quelli di ieri e quelli di oggi, che hanno visto e vedono, i siciliani protagonisti. Anche se in modo differente. Perché Lingua di cane è, in realtà una sogliola, che vive adagiata sui fondali sabbiosi, piatta come una lingua di cane che sta lì, invisibile, con le sue braccia aperte, come uno di quei tanti morti che in quello stesso fondale invisibili lo sono sempre stati

Intervista al regista Giuseppe Cutino

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