Sfiducia, dimissioni o bilancio bocciato? “Quanta fretta ma dove corri… dove vai?”

Se un decano del consiglio comunale come Antonio Favata sente puzza di bruciato, tanto da arrivare a dire: “Non capisco i motivi di questa accelerazione, non comprendo chi è il regista”, soprattutto in riferimento alla ventilata ipotesi di dimissioni dei consiglieri d’opposizione per far decadere giunta e consiglio, forse una riflessione all’indomani della presentazione della mozione di sfiducia al sindaco Ruvolo va fatta.

“Quanta fretta ma dove corri, dove vai…” recitava l’adagio di una famosa canzone di Bennato dal titolo “Il Gatto e la Volpe”. Un ritornello che sembra azzeccato alla fase politica attuale al Comune di Caltanissetta.

Di fronte all’evidente impossibilità, ad oggi, che una mozione di sfiducia possa trovare i venti voti necessari in consiglio comunale, qualcuno, come la consigliera Udc, Adriana Ricotta, ha ipotizzato che una via più veloce per sfiduciare il sindaco potrebbe essere quella di bocciare il bilancio di previsione, mandando a casa il consiglio comunale e, sulla base di una legge regionale recente, anche la giunta.

Tralasciando la sciagura che significherebbe l’arrivo di un commissario regionale che, sostituendosi al Consiglio, dovrebbe approvare il bilancio elevando al massimo la tassazione e le tariffe dei servizi, i calcoli dei consiglieri comunali si scontrano con la decisione assunta oggi dalla giunta regionale Crocetta.

Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, comunica infatti di aver sospeso – nelle more di acquisire il parere da parte del CGA – la circolare interpretativa dell’assessorato Enti Locali sulla decadenza dei sindaci, in caso di mancata approvazione dei bilanci da parte del consiglio comunale. E’ stato infatti sottolineato come non si possa attribuire al sindaco che ha proposto ed approvato il bilancio in giunta, la responsabilità della mancata approvazione da parte del consiglio comunale. Il governo è convinto che questa situazione potrebbe essere utilizzata al fine di creare instabilità politica, utilizzando lo strumento finanziario come mozione di sfiducia, che prevede una diversa e più qualificata maggioranza.

In altre parole la normativa nazionale prevede in caso di bocciatura del bilancio previsionale la successiva decadenza del civico consesso e non anche della Giunta, anche se sindaco e assessori rimarrebbero in carica per la sola normale amministrazione e a tempo. Secondo giurisprudenza consolidata fino alla prima data utile delle elezioni. In Sicilia, invece, l’art. 5, comma 1 della legge regionale 11 agosto 2016 n. 17 recante “Disposizioni in materia di elezione del sindaco e del consiglio comunale e di cessazione degli organi comunali”, aveva previsto l’automatica decadenza della Giunta insieme al consiglio. Adesso il Governo regionale tira il freno a mano sulla legge votata dall’Ars.

Rimane dunque la strada delle dimissioni volontarie da presentare davanti al Notaio, come nel penoso caso di Roma Capitale con il sindaco Marino.

Insomma, “Quanta fretta, ma dove corri”. Ma soprattutto: “Dove vai?”. Appare infatti anomalo tanto attivismo da parte di alcuni consiglieri d’opposizione e c’è chi ormai apertamente lega il fatto alle prossime elezioni regionali alle quali qualcuno di essi potrebbe essere candidato.

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