#Sfiducia. “Caltanissetta la città dei soliti noti. Il sindaco si fa beffeggiare dai partiti”

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Caltanissetta, è ora?

(di Giuseppe Sollami) Ero indeciso sul titolo, se scrivere “é ora?”, quasi per chiedere se è stato giusto ciò che la città ha subito in questi due anni, o “e ora?” quasi a voler alzare le spalle e rimanere nella convinzione che Caltanissetta è la città dei soliti noti, delle dinastie politiche, dei figliocci di partito, di un Sindaco che promette la rivoluzione democratica ma si fa beffeggiare dai partiti che lo “sostengono” (parolone!).

Ieri ho visto la diretta del consiglio comunale ed ho analizzato ogni singola dichiarazione di ogni singolo consigliere e ho rivisto davanti i miei occhi ciò che Indro Montanelli ebbe a dire: “rimarremo quello che siamo: un conglomerato impegnato a discutere, con grandi parole, di grandi riforme, a copertura di piccoli giochi di potere e di interesse.” Parole più adeguate per definire il nostro consiglio comunale non si potevano trovare: una sfilata di dichiarazioni d’amore da parte di una maggioranza che sostiene il sindaco solo perché ha un esponente di corrente seduto nella giunta, ma poi sotto sotto, magari, non gliene frega nulla del sindaco e della sua impopolarità; una decisione giusta ed apprezzabile da parte dell’opposizione, che però non ha avuto il coraggio di qualcuno che ha preferito rimanersi tranquillo sui propri passi (e sulla sua poltrona), chissà, in attesa di un Mosè politico che apra le acque alla giunta Ruvolo e chiuda le stesse dietro di se, per impedire all’esercito dei cittadini stanchi e amareggiati di poter catturare i primi.

Mi veniva da sorridere quando l’attenzione era rivolta ad un assessore di fede egizia, vicino al Sovrano del Regno di Sicilia: impassibile con i suoi auricolari alle orecchie, strafottente con gli occhi fissi al suo smartphone (forse la partita di Europa League o Facebook erano più importanti di una mozione di sfiducia?). Egli è l’esempio di tutta una giunta, che predica un cambiamento in città che in realtà non è mai esistita e se ne frega di tutto ciò che la circonda. Buon per loro! La mozione si è risolta con un 17 a 11, che segna, da oggi, la sconfitta delle opposizioni e un rafforzamento politico della maggioranza e del suo sindaco. Certo, stando alle dichiarazioni di maggioranza, dei quattordicimila voti ricevuti al ballottaggio, oggi, forse nemmeno un decimo di questi voti si riuscirebbero a totalizzare.

Se dovessi paragonare i due anni di amministrazione passati, potrei paragonarli con quei cari semafori che si trovano agli imbocchi del viadotto san Giuliano, lungo la SS640: lunghi, inutili e procacciatori di traffico: vedo il loro rosso e vedo specchiati i vostri fallimenti. Chi scrive tutto ciò è un ragazzo che ha sostenuto con entusiasmo, con forza e con coraggio (oggi direi) un progetto che a molti sembrava la svolta per questa città, ma che si è rivelato solo parole  populismo. Ho regalato, senza ricevere nemmeno un grazie dal partito di cui sono stato il suo più giovane candidato e dal sindaco, circa 150 voti. Anzi, il contrario.

Oggi non credo più nel partito cittadino, vedi la sua “classe dirigente” e non credo più nel Sindaco, specialmente da quando ha barattato la sua precedente giunta civica per una politica. A me stesso e all’opposizione dico: che ben vengano le sconfitte: tutti i fallimenti non vengono per distruggere, anzi creano il terreno per qualcosa di proficuo. E non tutte le vittorie vengono per rafforzare, caro Sindaco e cara giunta politica: a volte sono il preludio stesso della catastrofe. Perciò, fatevi un esame di coscienza, un bagno purificante all’ essenza di umiltà e scendete nuovamente tra le strade, ad ascoltare il malcontento popolare. La politica è dialogo, non incontri di nicchia nelle segreterie e nei distributori di benzina la domenica.

“The road to hell is paved with good intentions”

Giuseppe Sollami

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