Servizio idrico. La resistenza dei sindaci ai diktat della Regione

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IMG_5288La resistenza dei sindaci del nisseno ai diktat della Regione Siciliana in materia di servizio idrico è andata in scena nel corso della riunione di stamane nell’aula consiliare di Caltanissetta dove tutti i primi cittadini si sono incontrati per parlare della costituzione della nuova Ati, l’assemblea territoriale idrica che dovrà mandare in pensione i vecchi Ato in liquidazione. Con una circolare inviata a maggio 2017 l’assessore regionale all’energia e servizi di pubblica utilità, Vania Contraffatto, ha intimato ai sindaci dei comuni di costituire e rendere operative le nuove assemblee territoriali idriche. Otto province su nove hanno già costituito le Ati, sebbene nessuna di queste sia operativa, mentre in provincia di Caltanissetta la nuova assemblea non è stata ancora costituita. Le problematiche sollevate sono numerose e di diversa natura. Sono state segnalate, tra gli altri, dal sindaco di Caltanissetta, Giovanni Ruvolo, di Nisecmi, Massimiliano Conti, di San Cataldo Giampiero Modaffari, di Mazzarino, Vincenzo Marino e di Gela, Domenico Messinese. Di fatto le critiche sono state unanimi da parte di tutti i sindaci della provincia nissena, l’unica che non ha ancora costituito l’Ati. L’Anci Sicilia, presente con il segretario Mario Michele Alvano, ha dichiarato di condividere le remore.

A partire dalla norma, la legge 19 del 2015 sull’acqua pubblica varata dall’Ars e pesantemente cassata per incostituzionalità in molte sue parti dalla Corte costituzionale. La legge, amputata negli articoli più importati inerenti la tariffazione e le modalità di gestione del servizio idrico, è, secondo la Regione, pienamente operativa nelle altre parti. Da qui la diffida dell’assessore a procedere nella costituzione dell’assemblea territoriale Idrica.

Sebbene sul piano formale sia così, è stato obiettato dal sindaco di Gela Domenico Messinese, non si può chiedere l’applicazione di una norma in parte bocciata, facendo ricadere tutte le responsabilità in capo ai sindaci.

Prima di far nascere il nuovo ente pubblico, con tutto ciò che ne consegue sul piano finanziario e del personale, i sindaci vogliono garanzie su cosa accadrà con i debiti pregressi dell’ato idrico CL6, da cinque anni guidato da un commissario della Regione. Cosa ne sarà delle controversie, anche per milioni di euro, in atto e cosa accadrà quando l’Ati metterà in pratica la legge, scegliendo quale tipologia di gestione del servizio idrico integrato adottare. A quel punto sarebbero tre le opzioni sul campo, ovvero la gestione pubblica con una società in house, misto pubblico-privata, oppure in affidamento esterno. Ma è noto a tutti che vi è un contratto di gestione con Caltaqua fino al 2036. Si aprirebbero contenziosi, arbitrati milionari, di cui i sindaci non vogliono sentir parlare, senza aver prima chiaro il quadro normativo. I primi cittadini hanno anche lamentato di non essere stati coinvolti nell’Ato idrico, da quando è commissariato dalla Regione, che dovrebbe essere la sede naturale delle scelte programmatiche di un servizio che è stato da molti criticato.

L’assemblea dei sindaci ha chiesto al commissario Rosalba Panvini una relazione sullo stato dell’Ato idrico, concordando di creare un tavolo di lavoro ristretto che sarà costituito dal sindaco di Caltanissetta, Giovanni Ruvolo, da quello di Gela, Domenico Messinese e dai sindaci di Niscemi, Massimiliano Conti e di Vallelunga Pratameno Gianfranco Pelagalli.

Alla riunione, che ha visto partecipare i sindaci in rappresentanza di 280 mila cittadini, non ha preso parte nessun dirigente della regione e neanche l’assessore, che erano stati invitati, così come hanno dissertato l’aula tutti i deputati eletti nella provincia di Caltanissetta.

“La regione – ha detto il segretario Anci Sicilia, Alvano – produce leggi che lasciano a desiderare. Prima di prevedere norme serve un confronto con chi le deve poi mettere in pratica”.

“La Regione continua ad operare in totale confusione, scaricando sui sindaci le responsabilità – ha detto il sindaco Giovanni Ruvolo – Oggi abbiamo detto basta, nel silenzio delle istituzioni regionali e dei deputati locali, abbiamo deciso di produrre un documento da sottoporre al presidente Crocetta e all’assessore Contraffatto, perchè ci diano risposte su punti oscuri della nuova Ati, che rischia di diventare un contenitore che aumenta soltanto i costi per i cittadini”.

“Sull’acqua – ha attaccato Messinese – ci sono interessi diversi e contrapposti. Sia delle società che a livello governativo dove ci sono posizioni diverse”. Condiviso lo sfogo del sindaco di Mazzarino, Vincenzo Marino. “Nessuno ci ascolta”, ha detto in riferimento all’assenza di rappresentanze istituzionali e politiche.

 

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