Sergio Lari guiderà la Procura Generale. In sette anni pesanti colpi a Cosa Nostra

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Il Consiglio superiore della magistratura, come ampiamente previsto, ha votato all’unanimità Sergio Lari, attuale Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, quale Procuratore Generale presso la Corte d’Appello del medesimo distretto giudiziario nisseno.
All’atto del suo insediamento nel 2008 a Caltanissetta, Sergio Lari non parlò delle indagini su via D’Amelio, ma era chiaro ai più attenti osservatori che l’impegno del nuovo capo della DDA sarebbe stato quello di cercare la verità sulla strage del 19 luglio 1992, senza sosta e senza risparmiarsi insieme alla sua squadra di sostituti e aggiunti.
Una verità venuta poi a galla, con innocenti che erano finiti all’ergastolo, e colpevoli adesso alla sbarra. Una verità su cui però non si è finito di indagare e sulla quale, a meno di colpi di scena, sarà chiamato a lavorare il nuovo Procuratore di Caltanissetta, per la cui nomina si è aperta la corsa. Rimangono infatti indagati alcuni funzionari dello Stato che potrebbero essere coinvolti nei lati più oscuri del movente e soprattutto del vero obiettivo della strategia stragista. Di certo la Procura guidata da Lari ha svelato per la prima volta le finalità terroristiche perseguite da Cosa Nostra ed ha parlato di interessi convergenti possibili tra mafia e pezzi deviati dello Stato, non di mandanti esterni. “Cosa Nostra non accetta autorità superiori esterne ad essa”, è il pensiero di Lari.
Tra gli altri sono due i Processi che con tutta probabilità il magistrato potrà seguire da Procuratore Generale, quelli oggi in corso in Corte d’assise sulle stragi di Via D’Amelio e Capaci.
Ma in questi sette anni l’impegno della Procura non è stato rivolto al passato, sebbene la verità giudiziaria di fatti gravissimi come le stragi rappresentino una ferita tutt’altro che chiusa. Sono centinaia gli arresti operati dalle forze dell’ordine in indagini coordinate dalla DDA nissena e centinaia i milioni di euro di beni sequestrati e confiscati a Cosa Nostra.
Un’azione incisiva nella pericolosa mafia del mandamento del Vallone, operazioni che hanno scardinato cosa nostra nel capoluogo e una vasta attività di repressione giudiziaria di Cosa Nostra sancataldese e gelese. Anche a Niscemi l’azione della Procura retta da Lari ha ricostruito omicidi e stragi della guerra di mafia, mandando in galera pericolosi boss fino a ieri soltanto sfiorati.
Dalla cattura del boss Emmanuello all’arresto del nuovo boss di Cosa Nostra in provincia, Alessandro Barberi, dall’arresto di Giancarlo Giugno allo smantellamento della filiera di affari e mafia nel vallone, ma la lista sarebbe troppo lunga e merita ben altri approfondimenti. Atlantide-Mercurio, Incipit, Excipit, Doppio Colpo, Colpo di Grazia, Redde Rationem, Triskelion, Nuovo Mandamento, Inferis, Flour, Compendium, Monitus, Imago, Stragi. Sono solo alcune delle operazioni antimafia condotte dalla DDA di Caltanissetta sotto la guida di Sergio Lari che è stato anche oggetto di un serio progetto di attentato.
Un’autobomba doveva colpirlo nella bretella autostradale di Caltanissetta. Il progetto venne scoperto nel 2010, nel pieno delle indagini che il Procuratore di Caltanissetta stava conducendo con le dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Sull’onda di quella notizia nacque la “Scorta Civica” a sostegno dei magistrati, un’iniziativa inedita per la società civile nissena.
 

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