Semilibertà per Pietro Di Vincenzo. L’imprenditore dovrà dormire in carcere

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Semilibertà con obbligo di dormire in carcere per l’imprenditore Pietro Di Vincenzo.

Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza, collegio presieduto dalla giudice Renata Giunta, quale modalità di esecuzione del residuo di pena, 2 anni 11 mesi e 11 giorni, che l’imprenditore deve scontare dopo la condanna in via definitiva per estorsione ai dipendenti e cessione fittizia di beni.

Il legale di fiducia di Di Vincenzo aveva chiesto l’affidamento in prova ai servizi sociali, dal momento che l’imprenditore era già stato libero dopo un periodo ai domiciliari.

Il regime di semilibertà consentirà comunque all’imprenditore nisseno, ex presidente di Assindustria Caltanissetta ed ex presidente regionale dell’Ance di lavorare durante le ore diurne.

La vicenda processuale affonda le radici nella conduzione della “Di Vincenzo Spa” e in particolare nel trattamento economico dei dipendenti, costretti, secondo le risultanze processuali, a restituire una parte degli emolumenti versati loro dall’azienda in busta paga.

Di Vincenzo in un procedimento parallelo che ha riguardato i suoi beni, si è visto confiscare definitivamente il suo patrimonio per 280 milioni di euro, nell’ambito di una misura patrimoniale indipendente da quella penale che lo aveva visto assolto a Roma dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.

A Di Vincenzo la Procura contestò anche la cessione fittizia di beni in riferimento al passaggio delle quote della Nova costruzioni agli imprenditori Sirugo di Avola. L’azienda faceva parte dell’ATI “Nissambiente”.

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