Secchiate d’acqua e furti. Il circolo “Aut” lascia via Palermo e cambia sede. “Anche questa è mafia”

1282

Pubblichiamo di seguito la lettera aperta dei ragazzi del Circolo Aut, inviataci in redazione da Valentina Lomaglio, studentessa, attivista delle Rete degli Studenti Medi e tra le promotrici del circolo Arci dedicato a Peppino Impastato, nato a dicembre dello scorso anno in via Palermo. La lettera spiega le cause per cui oggi il Circolo Aut è costretto a cambiare sede, ma anche le motivazioni che hanno spinto i giovani studenti a cimentarsi in quest’esperienza di autogestione e proseguirla, in una nuova sede. 

“Cari cittadini nisseni,

questa é una lettera di commiato: il circolo Arci AUT chiude la sua sede originaria in via Palermo numero 28. Prima di andare però volevamo salutarvi, raccontandovi cosa c’è dietro a quel locale. Proprio a quelle quattro mura, dove per molti mesi le trame delle nostre vite e di quelle di altri giovani nisseni si sono intrecciate in un unico disegno: il sogno di cambiamento, un progetto di aggregazione e cultura che non conosce precedenti nella nostra città.

È cominciato tutto un freddo pomeriggio di Dicembre scorso, quando dopo una disperata ricerca, siamo capitati in una “caverna” a due piani, senza luce, senz’ acqua e per come stavamo le cose allora, senza futuro. Ci é sembrato il posto perfetto per noi, che non vedevamo l’ ora di trovarne uno. I lavori sono cominciati subito dopo la stesura del contratto e li abbiamo condotti con più fantasia e voglia di sporcarci le mani, che una vera e propria idea di come procedere. Ogni giorno, ogni ora che passavamo a buttare giù un muro, a impastare gesso e tonachina, a incollare ritagli di giornale su una parete per nasconderne le pessime condizioni, quel posto sapeva un po’ più di noi.

In quei lunghi pomeriggi d’inverno non costruivamo solo la sede di un circolo, ma anche e sopratutto le fondamenta di un progetto che avesse le nostre facce, i nostri sorrisi. Un progetto senz’altro scopo che quello di creare l’ alternativa all’alienante

staticità delle cose.

Il giorno dell’inaugurazione, il 5 Aprile 2014, arriva più veloce del previsto tra la fortissima emozione generale. È un evento che porta qualche centinaia di ragazzi ad assieparsi dentro e fuori il nostro locale. C’ è musica dal vivo suonata da band studentesche emergenti e c’è la novità di un’ autogestione che funziona. Quella sera registriamo oltre 200 tesserati al circolo e cominciamo a capire che non siamo i soli a desiderare il cambiamento.

Troviamo finalmente la conferma che cercavamo: i giovani in città ci aspettano. Seguono mesi densi di attività culturali e ricreative. L’ AUT diventa la nostra casa, i compagni la nostra famiglia. Tutto troppo bello per durare: le denunce per “disturbo alla quiete pubblica” non si fanno attendere.

Passeremmo ore a spiegare come suddette denunce siano prive di argomentazioni, a cercare di far sentire le nostre ragioni come non abbiamo mai potuto fare, ma non serve. Perché non cambierebbe la realtà delle cose. E la realtà è quella degli insulti da parte del vicinato, delle secchiate d’acqua che arrivano dritte in testa, dei furti. La realtà è che questa città non vuole cambiare. La realtà é che anche in questa faccenda c’ è mafia. Ritenersi in grado di stabilire che dei ragazzi non possano portare avanti un sogno ed ostacolarli nella sua realizzazione, tagliare le ali a chi le ha appena spiegate, non è forse mafia? Capite adesso, cari cittadini, perchè ce ne andiamo? Ce ne andiamo perchè lì non siamo più desiderati e forse non lo siamo mai stati. È difficile passare sopra alla rabbia, alla delusione, all’ incredulità di dover lasciare un posto che noi (NOI!) abbiamo costruito con le nostre mani.

Ma lo stiamo già facendo: noi non ci stancheremo mai di trasformare i nostri sogni in realtà e nemmeno voi ci stancherete mai. Il nostro progetto continua, Adesso ci troverete in via Don Minzoni 197, nella nuova sede del circolo AUT e del Mercatino del libro usato. La Rete degli Studenti Medi continua a crescere e a sognare. Perché sarebbe mafia anche cedere ai soprusi senza provare a vincere. E chi resiste per amore della propria città, chi resiste perchè vive per un ideale, chi resiste per cambiare, ha già vinto.

I ragazzi del circolo AUT

Commenta su Facebook