Scuole del centro storico multietniche. Una ricchezza per i bambini, ma dove sono i mediatori culturali?

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Una riflessione tanto profonda quanto semplice quella che Giuliana Geraci ci propone qui sotto. Le scuole del centro storico, che ospitano alunni di diverse nazionalità, rappresentano una grande opportunità per la società di domani. Ma l’immissione in classe di alunni stranieri andrebbe accompagnata dalla presenza di mediatori linguistici e culturali in modo da offrire a tutti i bambini le stesse opportunità di partenza, come vuole la Costituzione per un’istruzione pubblica e democratica.

“Le scuole del nostro centro storico hanno una marcia in più: non sono mono-etniche, mono-religiose, in una parola monotone, pertanto abituano i ragazzi alla convivenza; se i bambini di sei anni delle zone “alte” della nostra città già utilizzano “marocchino” come termine dispregiativo, i bambini di sei anni delle zone “basse” della città al massimo utilizzano “marocchino” come aggettivo qualificativo.

Nonostante questo, le scuole del nostro centro storico partono con l’handicap: se è difficile che un bambino appena arrivato in Italia sia inserito in una scuola elementare di una delle nostre periferie, è molto facile che questo succeda in una scuola del centro. Questo comporta innegabilmente un vantaggio culturale, per i bambini che frequentano una scuola del centro storico: imparano presto a comunicare, indipendentemente dal linguaggio verbale. Ed acquisiscono un’elasticità mentale invidiabile.

Ma gli insegnanti di quelle scuole devono fare un lavoro abnorme: devono insegnare a dei bambini appena arrivati a leggere e scrivere in italiano e, contemporaneamente, devono andare avanti con i programmi ministeriali. Questo lavoro sarebbe meno oneroso, meno pesante se ci fossero nelle scuole i mediatori culturali, peraltro previsti dalla normativa.

E però i mediatori culturali non ci sono.

Nemmeno so di chi è la competenza per la loro presenza nelle scuole: c’è chi dice del dirigente scolastico, c’è chi dice dell’amministrazione comunale. Non è compito mio sapere di chi sia la competenza. Quello che io so, con assoluta certezza, è l’evidente volontà a creare un gap cognitivo tra i frequentanti scuole dislocate in zone differenti della città. Gap che si sconterà tutto appena passati al livello superiore di istruzione. Di chiunque sia la competenza all’inserimento dei mediatori nelle scuole, sappia che è sua anche la responsabilità, senza alcun alibi, nella creazione di scuole di serie A e di scuole di serie B”.

Giuliana Geraci

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