Scomparso Giovanni Amenta. Vuoto incolmabile lasciato da un uomo buono e autorevole.

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Giovanni Amenta, presidente della mitica Associazione “Amici del Rapisardi” è morto. In queste note, vogliamo ricordarlo così come lo abbiamo conosciuto, senza retorica, senza frasi fatte o di circostanza. Vogliamo ricordarlo con l’affetto di chi ha avuto il privilegio di poter cogliere gli aspetti più belli del suo carattere mite ma autorevole.
DSC_0156Eletto presidente dell’Associazione “Amici del Rapisardi” nel giugno 2014, si è prodigato, per quella che era la sua seconda famiglia, senza risparmiarsi e senza fare pesare il suo ruolo. Anzi, a volte,  il volere coinvolgere nelle sue decisioni gli amici del direttivo, poteva essere interpretato come  una forma debolezza ma non lo era affatto: era autorevolezza. Voleva, infatti che tutti partecipassero alla vita ed alla crescita dell’Associazione che, con la scomparsa del suo presidente non perde soltanto una figura gerarchica o una colonna portante dell’organizzazione, ma perde un amico nel senso più ampio e nobile del termine.
Era il 25 novembre, giorno in cui sarebbe andata in scena la 6ª Giornata del Rapisardiano e aveva convocato una conferenza stampa per divulgare l’evento che lo avrebbe visto sul palcoscenico per l’ultima volta. Vogliamo riproporre, in questo articolo,  l’intervista rilasciataci in quella circostanza. Nonostante la voce stanca ed il viso tirato, vi si legge la passione, il desiderio di fare e di trasferire ai giovani quel senso di attaccamento all’Istituto Rapisardi che costituì per lui la chiave di lettura di ogni cosa per tutto il periodo che lo vide “Rapisardiano” e cioè sempre.
Intervista a Giovanni Amenta per la 6ª Giornata del Rapisardiano (25 nov 2014)

Animo gentile e generoso, non ha potuto realizzare quello che, probabilmente, era il suo desiderio più grande: diventare nonno. Aspettava con ansia e forse anche con trepidazione, l’arrivo del primo nipotino che nascerà in aprile e che porterà il suo nome. Purtroppo, Giovanni non lo conoscerà mai.
Lascia la moglie Maria Concetta e due figli, Michelangelo e Giuseppe, che lavorano il primo a Kiev, in Ucraina e che arriverà nel pomeriggio, ed il secondo a Roma.
Giovanni Amenta nel ricordo di Mario Bruno, vice presidente dell’Associazione

In un momento così doloroso, non è facile trovare le parole giuste  per esprimere le sensazioni che si provano e la tristezza da cui ci sentiamo pervadere. Per esprimere, sì, un concetto, ma soprattutto per rendergli giustizia.
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Adesso, alla luce di tutte queste riflessioni, ci torna ancora più difficile dargli l’estremo saluto. Noi ti ricorderemo sempre, Giovanni, e ti additeremo come esempio di bontà e di virtù difficilmente eguagliabili, di nobiltà d’animo e di correttezza. Ciao Giovanni. Ciao.
A tutta la famiglia, le condoglianze più sentite da parte di tutta la redazione.

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